Identitarismo europeo ad un bivio (ultima parte)

Identitarismo europeo ad un bivio (ultima parte)

Identitarismo; quali prospettive?

Siamo giunti al termine di questa nostra lunga analisi sui due opposti fenomeni che vedono l’Europa coinvolta; da un lato i flussi migratori, eterodiretti, e volti al fine di eliminare l’elemento autoctono bianco, in modo non più circoscritto alle sole metropoli, ma capillarmente diffuso. Per contro, troviamo un identitarismo che riprende vigore in tutto il continente, purtroppo in modo non omogeneo sia sotto l’aspetto delle dinamiche di partenza, sia nella sua espressione politica compiuta.

Non era nostra intenzione sviscerare minuziosamente ogni aspetto dei due fenomeni, quanto offrire una panoramica d’indirizzo per approfondirli in parallelo, per chi, mosso da un sano principio di autoformazione, intende non fermarsi al superficiale approccio mediatico impernate, ma dotarsi di strumenti meglio articolati.

Questo secondo noi è un carattere importante per chi, in ottica identitaria, ha compreso che le due sfide vanno in parallelo, ed in parallelo vanno affrontate.

Non è possibile criticare il processo di sostituzione etnica, senza avere la consapevolezza che esso, purtroppo, viene visto dagli autoctoni dell’Europa occidentale come un “semplice” problema di ordine pubblico, o di dumping sociale, invece che nella più vasta e penetrante portata biologica e culturale, cosa che viene percepita come un pericolo in Europa orientale, sempre in ambito UE ovviamente, nel modo più naturale.

Così come non è pensabile elaborare un’alternativa identitaria valida, che sia svincolata da una critica strutturale che coinvolga anche, ma forse “soprattutto”, il modello socio/economico consumista e materialista, che caratterizza le nazioni d’Europa.

Facendo una sintesi brutale; è inutile cercare di contrastare la sostituzione etnica con l’identitarismo, se proprio il sistema/modello in cui viviamo porta quale sbocco finale ad una sostanziale perdita d’identità, e ad una propensione per la globalizzazione ed il meticciato.

Di questa strana forma di cortocircuito dobbiamo liberarci alla svelta.

Nel libro “Guerriglia”, dello scrittore francese Laurent Obertone, l’identitarismo militante viene spazzato via in un solo capitolo, in cui ne viene riassunta tutta la fragilità in termini tanto numerici, quanto ideologici, quanto di azione pratica in un frangente in cui una criticità diventa scontro armato.

In questo, come in altri articoli, abbiamo cercato di suonare l’allarme sull’incapacità attuale dell’identitarismo dell’Europa occidentale di uscire dalle dinamiche politiche di sistema, in cui si cerca di rincorrere il favore del popolo attraverso le elezioni, invece di strutturarsi per una lotta sia politica che di riconquista territoriale (cosa che non vuol dire l’utilizzo esclusivo della violenza).

Non possiamo più perdere tempo, cercando di cavalcare il populismo borghese, né tanto meno pensare che “al momento giusto” arriverà uno o più uomini della provvidenza; demiurghi in grado di risolvere le pieghe in cui la storia ci ha condotto.

L’identitarismo dell’Europa occidentale deve uscire dalle dinamiche in cui è stato imbrigliato con l’avvento del populismo borghese. Serve uno sforzo di formazione dei singoli/gruppi ed emancipazione dal “virtuale”.

Abbiamo visto con favore in questi ultimi anni alcune iniziative di contrasto attivo e di lotta alla sostituzione etnica, portati avanti da gruppi identitari che non erano animati da ragioni di calcolo elettorale.

Questo ci fa sperare che se l’identitarismo è ad oggi davanti a un bivio, scelga la via meno battuta, forse più dura, ma quella che nel medio/lungo termine potrà essere utile per la creazione di embrionali forme di comunitarismo nazionale, radicalmente in antitesi ed alternativo al sistema.

 

Gabriele Gruppo

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