Identitarismo europeo ad un bivio (quinta parte)

Identitarismo europeo ad un bivio (quinta parte)

“Immigrati”, “migranti”, “itineranti”, “risorse”; la mutazione (e il peso) delle parole.

La lingua italiana, nella sua accezione contemporanea, è un idioma estremamente ricco di sinonimi, ed andrebbe correttamente compreso nella sua complessità e nel suo senso più profondo. Le parole che contraddistinguono la sostituzione etnica, nel loro utilizzo comune, sono oggetto di una sorta di mutazione, atta a rendere tale fenomeno meglio assimilabile nella sua sedicente ineluttabilità, rispetto anche al senso stesso etimologico del singolo vocabolo.

Consultando il Treccani portiamo alla vostra attenzione il vero significato delle parole più comuni, utilizzate nell’ambito della sostituzione etnica.

immigrato agg. e s. m. (f. -a) [part. pass. di immigrare]. – Che, o chi, si è trasferito in un altro paese: operai i., famiglie i. nel Nord; in senso specifico, riferendosi ai soli spostamenti determinati da dislivelli nelle condizioni economiche dei varî paesi, chi si è stabilito temporaneamente o definitivamente per ragioni di lavoro in un territorio diverso da quello d’origine: i. regolari; i. irregolari (o clandestini), privi di permesso di soggiorno; i. stagionali, quelli che emigrano in un paese straniero sostandovi per brevi periodi, limitatamente alla durata del contratto lavorativo che li lega all’azienda che li ha richiesti.

migrante agg. [part. pres. di migrare]. – 1. Che migra, che si sposta verso nuove sedi: popoli, gruppi etnici m.; animali, uccelli migranti. 2. Con sign. più tecnici, in biologia e medicina, di cellula o organo che ha capacità o possibilità di spostamento – attivo o passivo a seconda dei casi – dalla sede abituale, per cause varie. In partic.: cellule m. (o cellule migratorie, o macrofagi), di natura reticolo-endoteliale, che hanno notevole importanza nei fenomeni infiammatorî; rene m., il rene che si è spostato dalla sua sede normale per alterazioni della loggia in cui è contenuto. Analogam., ascesso m., ascesso freddo che dalla primitiva sede di formazione si sposta sotto l’influenza della gravità, seguendo le vie di minore resistenza (spazî cellulari e perivascolari).

itinerante agg. [dal lat. itinĕrans, -antis, part. pres. di un disus. itinerari «viaggiare», der. di iter itinĕris «viaggio»]. – Che va di luogo in luogo: mostra, spettacolo, esposizione, fiera i., mobile, che si sposta da luogo a luogo; turismo itinerante; ambasciatori i., diplomazia i., che non hanno sede fissa, ma sono incaricati di spostarsi da una sede all’altra. Predicatori i., nell’alto medioevo, religiosi che, senza sede fissa, andavano di paese in paese predicando spec. il rinnovamento morale.

risórsa s. f. [dal fr. ressource, der. del lat. resurgĕre «risorgere»]. – Qualsiasi fonte o mezzo che valga a fornire aiuto, soccorso, appoggio, sostegno, spec. in situazioni di necessità: r. economiche, intellettuali; risorse dell’ingegno, della fantasia, dell’immaginazione, dell’esperienza, del mestiere; r. scarse, abbondanti, improvvise, inaspettate. In economia, r. naturali, le risorse fornite dalla natura, e r. non naturali, quelle che sono frutto del lavoro umano o dell’intervento dell’uomo sulle risorse naturali; particolare rilievo stanno assumendo i problemi legati alla disponibilità e allo sfruttamento controllato delle principali risorse naturali: r. alimentari, r. energetiche, r. idriche, r. minerarie, r. trofiche. In biologia, si intende per risorse la disponibilità, in un determinato ambiente, di energia biologica assumibile come cibo, in funzione delle esigenze alimentari delle singole specie animali che vi vivono. Usato assol., è spesso riferito a mezzi finanziarî: non gli rimane più alcuna r.; tutte le sue r. consistono in quella piccola rendita; o, anche, a capacità intellettuali: è uomo pieno di risorse, di molte r., di infinite r., che sa disimpegnarsi anche in situazioni difficili; e, all’opposto, è privo di risorse, senza risorse.

Come si può evincere fin da subito, le prime due parole; “Immigrati” e “migranti”, hanno la medesima radice ed un significato pressoché analogo; ovvero rientrano nell’alveo del verbo “migrare”. Mentre le ultime due parole: “itineranti” e “risorse”, non hanno nessun punto di contatto né tra loro, né con il verbo “migrare”.

Il motivo di questa stranezza etimologica, giusto per essere far comprendere fino in fondo qual è il nostro obiettivo, risiede nella necessità di creare un’aura benigna al processo di sostituzione etnica. Sempre più spesso, infatti, gli allogeni che sono collocati in diverse aree della penisola non sono più definiti dai network dell’informazione o dagli addetti delle ONG e della Caritas “immigrati”, termine dall’alto valore spregiativo, o “migranti”, termine questo troppo riconducibile ad un lessico ideologico ben preciso, bensì “itineranti”, parola più rassicurante nell’immaginario dell’italiano medio, o “risorse”, vocabolo questo su cui sono stati posti accenti positivi di natura economico/sociale in modo ormai palese.

Questa necessità di modificare (e mortificare) la lingua italiana, anche se di simili linee d’indirizzo sappiamo esserci sicuramente presenza anche in Francia e Germania, scaturisce dalla volontà di presentare la sostituzione etnica, e l’etnomasochismo conseguente, come fattori che dovranno contraddistinguere ogni futuro mutamento organico dei popoli dell’Europa occidentale, non solamente di quello italiano, nella loro prospettiva futura.

Le comunità allogene, ormai pienamente consapevoli di questa resa senza condizioni che gli si prospetta su di un piatto d’argento, anche grazie ai traditori che proseguono il loro lavoro di quinta colonna all’interno delle comunità autoctone, non possono che vedere come un fattore più che utile alla loro causa, il fatto che proprio le nazioni che accolgono le migrazioni appaiono così ben disposte ad assecondare ogni pretestuosa richiesta di rispetto dell’identità culturale allogena, a discapito di quella autoctona che, oltre ad essere marginalizzata, sta subendo un processo di deformazione attraverso il prevalere dei principi del pensiero debole.

 (segue)

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