I satrapi del XXI secolo

I satrapi del XXI secolo

Se guardassimo ad Est del nostro ristretto orizzonte europeo, scopriremmo quanto poco comprendiamo di come si sono sviluppate, nel corso degli ultimi vent’anni, delle risposte alla globalizzazione che non hanno mai ambito né ad un rapporto conflittuale, né ad una sudditanza passiva, e che si sono integrate perfettamente nell’ampio bacino fluviale della globalizzazione imprimendovi un proprio connotato specifico.

Cina, Turchia e Russia, rappresentano il risultato di come si sia potuto raggiungere in modi differenti un ruolo nel XXI secolo, senza snaturare completamente la propria “vocazione storica” di nazione, se così possiamo definirla, e senza patire la lontananza dai canoni politici, etici e culturali che imperano in Occidente, e che per noi sembrano ormai un irrinunciabile caposaldo di sviluppo.

Nulla di più sbagliato.

Senza addentrarci troppo nel descrivere le diverse strade che hanno portato Cina, Russia e Turchia ad essere, che piaccia o meno, tre esempi di declinazione del Mondo post moderno, non antitetici alla globalizzazione ma funzionali alla sua continuità, possiamo tranquillamente affermare che è possibile coltivare sogni antichi di potenza e primato, pur giocando con regole che proprio dall’Occidente sono partite, e che l’Occidente ormai non riesce più a dominare, in quanto è palese come sia dominato dalla sua stessa “creatura”.

Pechino, Mosca ed Ankara non rappresentano una variabile impazzita, un errore di percorso, bensì una perfetta coniugazione della volontà di mantenere una propria specificità, pur attirando la delocalizzazione di filiere produttive, puntando sui bassi salari della propria classe lavoratrice, facendo diventare la propria finanza speculativa una vera “arma” contro le vecchie potenze occidentali, oppure facendo pesare una capacità di penetrazione militare e diplomatica in aree/faglia come il Medio Oriente o l’Africa.

Chi sogna l’Eurasia continui pure a giocare alla geopolitica sui social network.

Cina, Russia e Turchia non hanno la minima intenzione di assurgere a modelli per sedicenti “rivoluzioni” contro le centrali dei poteri forti apolidi, in quanto il loro ruolo è quello di bilanciare un quadrante occidentale che si sta votando all’autodistruzione, tanto debole nelle sue sedicenti manifestazioni di “potenza”, quanto pericoloso se a prevalere saranno le forze centrifughe che lo attraversano. Cosa che tra l’altro noi auspichiamo.

Xi Jinping, il “quasi” Presidente a vita della Cina, Vladimir Putin, lo Zar senza corona di Russia, e Recep Tayyip Erdoğan, il Sultano neo Ottomano, non hanno nulla di rivoluzionario o alternativo al sistema vigente, sono essi stessi parte integrata di questo sistema e non fanno altro che esserne i satrapi, degni del ruolo che si sono conquistati, capaci di mutare a seconda di come cambia la corrente della globalizzazione, veri centri di calcificazione nella mollezza del pensiero debole.

Tanto l’Occidente si ostinerà a criticarne i metodi autoritari, l’adesione a principi e valori non proprio in linea con i dogmi della (sub)cultura mainstream presente tra le due sponde del Nord Atlantico, o le ambizioni di suprematismo storico, quanto questi tre satrapi avranno non soltanto una legittimazione interna incondizionata (ricordatevi infatti che non a tutti i popoli piace farsi dire come vivere in casa propria), ma anche (e soprattutto) il ruolo fondamentale di secondo piatto della bilancia, in un gioco di simulazione di due “diversità”, che in realtà sono strettamente collegate e dalle caratteristiche solamente speculari, ma non antitetiche.

 

Gabriele Gruppo

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