Che cosa NON troverete in campagna elettorale: Declino

Che cosa NON troverete in campagna elettorale: Declino

Abbiamo scelto di terminare questa nostra riflessione, che ha voluto toccare quei temi che sono assenti nell’attuale dibattito elettorale, e pensiamo che lo saranno anche nella futura legislatura, portando all’attenzione dei nostri lettori una parola: DECLINO.

Nessuno vuol ammettere che l’Italia, la sua struttura, il suo modello, e la sua stessa esistenza, stia affrontando una parabola di declino irreversibile.

Nessuno vuol ammettere che da questo declino non si potrà MAI sfuggire solamente attraverso una semplice azione di “riforma” di uno o più settori del sistema. Ogni programma attualmente offerto dalle forze politiche in lizza, quasi senza distinzione di colore o di bandierina, parte dal presupposto che non ci dovranno essere sacrifici per il popolo italiano nell’affrontare il declino. E quando parliamo di “sacrifici”, non vogliamo intendere quelli relativi alla fase di crisi economica che ci siamo lasciati sicuramente alle spalle, ma che ha portato in eredità un declino strutturale e generalizzato di tutta la nostra nazione. Quando parliamo di “sacrifici”, intendiamo proprio il sacrificare in senso anche non troppo metaforico l’Italia in declino, con le sue luci e le sue ombre, con i suoi passati traguardi, e con la sua presente mediocre esistenza, sull’altare di una rivoluzione radicale, organica, priva di mezze misure o di attenuanti.

L’Italia da sacrificare è un peso morto, afflitta da un declino demografico le cui cause vanno ben al di là della semplice contingenza economica, ma che sono da scovare nei degradanti meandri di un edonismo diffuso, di un rincoglionimento generalizzato. Il declino sociale e il declino economico sono il cascame naturale del collasso di un popolo non più in grado di pensare in maniera comunitaria al futuro, ma che preferisce declinare un eterno presente in modo individualistico.

DECLINO è la parola proibita da quel lessico politico, attualmente impegnato a contendersi i favori del corpo elettorale. Una parola che non sentirete pronunciare né a destra né a sinistra, né dal centro, né da qualsivoglia formazione che vorrebbe combattere questo sistema (declinante) all’interno della sua struttura più putrescente: la democrazia rappresentativa.

Questi nostri tre articoli hanno voluto percorrere a ritroso, ed in modo crescente per importanza, quei fattori che caratterizzano la palpabile decadenza dell’Italia.

L’Italia non ha una politica estera, segno di vitalità di una nazione nei confronti del pianeta. L’Italia non ha una struttura culturale che sia degna di questo nome. L’Italia non è in grado di affrontare il suo declino.

Disoccupazione, sicurezza, previdenza sociale, immigrazione, e tutti quei temi che in modo anche abbastanza superficiale sono stati affrontati in questa campagna elettorale, così bolsa di richiami a grandi valori e contro gli “errori del passato”, sono solamente gli aspetti di un collasso prossimo a venire, e dell’inutilità di scegliere, nel segreto dell’anonimato offerto dalla scheda di voto, con quale corda sarà più facile impiccarsi.

Noi abbiamo scelto già oltre dieci anni fa la via dell’astensionismo; non ci riconosciamo nella tirannide borghese, non vogliamo né riformarla né tanto meno combatterla all’interno delle sue strutture, e non intendiamo avallarne la legittimità.

Vorremmo che si guardasse il declino dell’Italia, nelle sue cause, nelle sue responsabilità generazionali, trasversalmente comprendenti tutte le classi sociali, o i diversi livelli culturali. Vorremmo che a questo declino si rispondesse con durezza e radicalismo rivoluzionari, non con le mezze misure di una dialettica parlamentare.

 

Gabriele Gruppo

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