Che cosa NON troverete in campagna elettorale: Cultura

Che cosa NON troverete in campagna elettorale: Cultura

Altro tema completamente assente dal dibattito elettorale, dai programmi dei partiti principali in auge, e sicuramente dal futuro governicchio che uscirà dopo il 4 Marzo, è la CULTURA.

Che cosa s’intende con questo termine?

In realtà tutto ciò che non offrirà MAI una rendita in termini di consenso spicciolo presso la massa italica. Tuttavia, la nostra nazione ha un bisogno impellente di una vera rivoluzione culturale; completa, organica, capace di penetrare tutti i livelli su cui si articola l’attuale società. Cercando di far ritornare questa bolsa massa votata al consumismo, un vero popolo; dotato di una precisa identità, una chiara visione del mondo, ed una consapevolezza del proprio ruolo nella storia d’Europa.

E’ utopistico?

Allo stato attuale sicuramente, visto il panorama offerto dalla sedicente “classe politica”. L’italiano medio poi è da sempre refrattario ad accogliere linee d’indirizzo educative che lo elevino dalla sua crassa mediocrità, che lo redarguiscano dal suo aver accolto l’essere “borghese” nel senso più spregiativo del termine. L’italiano è diventato macchietta di se stesso, dopo decenni in cui la così detta “cultura” ufficiale ne esaltava gli aspetti più grotteschi, ne coccolava l’ignavia, creando uno iato impressionante con una “cultura” di nicchia mondialista, terreno di coltura per lo snobismo progressista, cui erano indirizzate intere coorti di universitari delle discipline filosofiche, storiche e letterarie.

La scuola, le problematiche educative sempre più gravi che caratterizzano giovani generazioni prive d’identità superiore, il cui orizzonte esistenziale è tenuto ad un bassissimo livello di consapevolezza, omologato ad un americanismo sempre più becero, scodellato da un’offerta mediatica ormai senza più freni inibitori di sorta. Un vero dramma cui la politica non risponde, in quanto non lo considera un dramma ma, tutt’al più, un “segno dei tempi”, un “mutamento dei costumi”, e corbellerie varie.

Come suonano ridicoli gli appelli per un ritorno alla coscrizione obbligatoria, o al massimo ad un servizio civile da campeggio estivo (il pacifismo impernate non ammette deroghe alle libertà individuali!). Il problema di fondo è la totale assenza di uno sviluppo della cultura nazionale, che vada oltre la retorica, ai luoghi comuni, o a simboli di cui nessuno comprende più il significato.

Il condizionamento portato dal “pensiero debole”, e la sua propensione ad esaltare il meticciato quale valore universale, non si combatte con una nuova riforma della scuola (che sarebbe poi l’ennesima porcheria estemporanea), e nemmeno riesumando strumenti come la leva obbligatoria, in quanto non è solamente il frutto ad essere malato, bensì l’intero albero; quindi famiglia, comunità locali o cittadine, nazione nel suo complesso e Stato nelle sue articolazioni.

Un partito che il 4 Marzo proponesse una rivoluzione culturale radicale, in cui non sarebbero presenti giustificazioni o alibi per l’intero popolo italiano, o meglio, di quell’ammasso di bipedi che parlano italiano, non raccoglierebbe nemmeno un voto, in quanto non prometterebbe un “nuovo miracolo economico”, o l’invenzione di nuovi diritti, o farebbe da araldo dei piccoli interessi borghesi.

No! Direbbe la verità; ovvero, che l’italiano in quanto tale oggi è causa della sua condizione, e che se vuole migliorare, non solamente in senso materiale, dovrà fare prima una severa autocritica, e poi affrontare le sue lacune, attraverso una rieducazione totale e totalitaria.

Cultura, storia, identità, tradizione e civiltà, non possono più essere poste sul banco di un supermercato, e non dovranno più far parte del novero dei “consigli per gli acquisti”. Queste parole dovranno esser poste di fronte agli italiani prima di ogni cosa, di ogni aspetto materiale dell’esistenza.

Tuttavia, ve li immaginate gli attuali nanetti da giardino che puntano a quei dorati seggi, andare dal popolo con un simile programma?

Sorridiamo amaramente, in quanto ad oggi non esiste NESSUNO che abbia in Italia questo coraggio, NESSUNO che voglia fare della CULTURA e del ritorno ad un SENSO DEL DOVERE generalizzato la sua bandiera, il suo manifesto politico e rivoluzionario. NESSUNO!

Siamo consapevoli che una rinascita culturale ed etica non avviene grazie ad un decreto governativo, o ad un’iniziativa parlamentare. In quanto, per ottenere un simile risultato, servirebbe una condizione storica particolarmente propizia. Tuttavia, avere la forza e l’onestà ideologica di affermare il principio superiore di una cultura rinnovata e rafforzata, rispetto ai punti di PIL, alla sicurezza, o all’orientamento della società nelle sue preferenze materiali, sarebbe giù un primo importante passo, una proposta che si rivelerebbe intrinsecamente rivoluzionaria e dirompente, rispetto alla dialettica politica imperante e ai suoi schemi comunicativi.

Dal nostro punto di vista, se si ama realmente l’Italia, e si vuol vedere il suo popolo risvegliarsi dal lungo torpore in cui è caduto, bisognerebbe partire da ciò che meno porta consenso nell’immediato, ma che più in profondità affronta la decadenza di questa nostra epoca.

 

Gabriele Gruppo

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