Il vento che muove il XXI secolo (prima parte)

Il vento che muove il XXI secolo (prima parte)

Prendendo spunto da un nostro vecchio articolo, proponiamo una sintesi di ideali e di prospettive ideologiche, che caratterizzano l’epoca contemporanea.

Un mito da scardinare: la morte delle ideologie

Le idee ed il loro sviluppo in ideologie non sono scomparse dal panorama mondiale contemporaneo, di questo ne siamo più che certi. Il ventennio abbondante che abbiamo alle spalle ha solamente archiviato il retaggio schematico che fu tipico della formula tesi, antitesi, sintesi, privandolo della sua rigidità nella proposta culturale o nell’azione politica, e lasciando “campo libero” ad alterazioni dovute a fattori immantinenti e contingenti, spesso dettate anche da esigenze solo funzionali ad una singola élite politica transitoria, come fu per il neo-conservatorismo statunitense d’inizio secolo, oggi praticamente scomparso dalla scena, o pulsioni in eterno divenire, come nel caso della globalizzazione; in cui il fattore ideologico è a dir poco confuso ed indefinito, ma il cui influsso disgregativo ed anti-identitario sta caratterizzando (purtroppo) l’orientamento complessivo dell’Occidente in declino, forse proprio per la sua stessa natura, che ben si coniuga con le esigenze di chi trae vantaggio da tale condizione storica.

Sempre riguardo all’Occidente, complice l’avvento ed il prevalere di forme comunicative sempre più veloci ed alla portata di un gran numero di persone, nell’attuale fase del XXI secolo il concetto di ideologia ha perso di profondità o, se vogliamo, di verticalità, per acquisire un aspetto fondamentalmente più “leggero”, e di facile sintesi in formule di propaganda orizzontale, comprensibili ad una platea progressivamente sempre più recettiva alle “novità”, ma alla perenne ricerca di qualche cosa che la superi, e legata a strumenti tecnologici di comunicazione avanzati, quindi liberata, se così si può dire, dal presunto ostacolo di doversi confrontare con quei soggetti (intellettuali, artisti, docenti dei diversi livelli d’istruzione) che, fino alla metà del secolo scorso, fungevano da mediatori culturali tra l’élite dominante, che concretizzava l’idea in ideologia, ed il popolo, che poteva essere sia “attore” che “strumento” di essa, a seconda dei dettami valoriali su cui si fondava l’élite dominante e il suo approccio con il popolo.

Non per nulla oggi si parla di ideologie “liquide”, ovvero capaci di assumere la forma che meglio si adatta alla contingenza storica, piuttosto che plasmarla in modo stabile e, per quanto possibile, duraturo nel tempo. Le classi dirigenti che governano, ormai per procura, l’Occidente democratico sono specchio fedele dell’affermazione appena fatta, e la confermano appieno. Il loro modus operandi non è più dettato dall’esigenza di concretizzare l’idea in ideologia, e quindi in praxis politica, quanto quella di riproporre in modo diverso poche e semplici “parole d’ordine” sempre uguali, dietro le quali non si cela più nulla nemmeno dello spirito originario, seppur per noi esecrabile, se non la volontà di mantenere in piedi l’illusione della partecipazione del popolo alle decisioni politiche, o alla selezione della stessa classe dirigente. Per non parlare poi dell’ormai palese assenza di profondità e di spessore culturale insito nelle più note ideologie “liquide” attualmente in auge, in cui gli immortali principi universalistici (democrazia, uguaglianza, umanitarismo, ecc.) sono semplicemente ripetuti come una sorta di giaculatoria laica, spacciata quale forma di educazione dell’uomo nuovo, globalizzato e “cittadino del mondo”.

In realtà nello spazio in cui noi oggi operiamo, da un punto di vista tanto virtuale/comunicativo, quanto materiale e fisico, in cui nulla sembra essere destinato ad avere un impatto decisivo per la storia dei popoli, si stanno creando sia le premesse per la formazione di nuove ideologie, sia il futuro terreno di scontro tra esse.

All’ombra di un’epoca in cui il sistema imperante sembra ancora saldo e ben rodato, ma che in realtà sta lottando per la sua stessa sopravvivenza da ormai diversi anni, possono già essere individuati quegli spazi in cui poter porre i semi di ideali alternativi ad esso. Ideali che possono coincidere con la nostra visione del mondo, o nei quali scorgiamo l’ombra del futuro nemico.

Detto questo, siamo certi di non sbagliare nel ritenere che riflessioni simili a quelle da noi formulate siano presenti in una pluralità di singoli o gruppi, che abbiano un medesimo sentire di quanto proprio il XXI secolo non sia un’epoca deideologizzata, bensì un mare magnum rinchiuso in un vaso di Pandora, che attende solamente l’imprudenza di chi, anche organico al sistema impernate, compia l’errore di aprirlo, magari nella convinzione di poter gestire le forze che da esso possono scaturire, ma che fatalmente sarà travolto da tale errore di valutazione.

Non è peregrino il paragone che in molti fanno, tra quelle che furono le premesse che portarono ai mutamenti dovuti al primo conflitto mondiale, di cui quest’anno cade il centenario dell’avvento, e l’attuale situazione geopolitica. Non dimentichiamoci che, anche in quel periodo, un sistema che sembrava solido fu spazzato via tanto dalle tempeste d’acciaio, quanto dai venti impetuosi delle idee che trovarono libero sfogo nel caos degli eventi.

La storia tende a ripetersi, per fortuna, e solamente chi ha tale consapevolezza può già scorgere oggi, quelle crepe in cui presto andare a porre la propria opera di distruzione e di ricostruzione.

(segue)

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