Rivoluzione 4.0 e Italia; considerazioni opposte (ultima parte)

Rivoluzione 4.0 e Italia; considerazioni opposte (ultima parte)

Per concludere questa lunga riflessione, non possiamo che partire dal dato di fatto che tra pochi mesi la nostra nazione sarà chiamata per l’ennesima volta a riconoscere la validità del sistema demo/liberista, in una farsa chiamata “elezioni”. Da qui ai giorni dei ludi cartacei, in un crescendo di patos demagogico, la così detta classe politica darà prova di talento persuasivo nel convincere la gran massa degli italiani sia della sua indispensabilità, sia della sua legittima ambizione a condurre l’Italia per un nuovo lustro.

Vedrete, si discuterà di tutto ciò che di più futile potrà esserci, e la corsa alla “sparata più grossa” sarà cosa certa.

Se starete attenti però, ed è ciò che auspichiamo, scoprirete che nessuno dei demagoghi del foro affronterà temi di sistema, tanto vitali quanto sensibili.

Nessuno parlerà della Rivoluzione 4.0, delle sue ripercussioni nel medio/lungo termine, del suo essere ormai divenuta questione prioritaria nell’agenda economica non soltanto nazionale, bensì mondiale. Al massimo troveremo cenni superficiali ad un presunto “cambiamento”, tanto quanto ci è apparso superficiale nei contenuti il documento che abbiamo posto in esame nel corso di quest’articolo, e sempre si profilerà un “cambiamento” positivo in modo acritico, inconsapevole, e privo di una reale analisi.

Nessun populista grillino o berlusconiano affronterà mai una questione così complessa, di cui non conosce forse nemmeno l’impianto organico sul territorio italiano, ed articolato a livello globale. Men che meno ne faranno cenno gli apparatchik della tirannide borghese; quelli perennemente alla ricerca di “stabilità” e di asfissiante staticità.

Quel che ci preoccupa è costatare quanto sia ormai fiacco e debole il popolo italiano, nel nostro particolare, inquadrato in una debolezza più generale di gran parte dei popoli euro/occidentali.

L’apatica rassegnazione ad un mediocre status quo, degna del miglior Orwell, vista come la situazione “meno peggio” o la più accomodante delle condizioni non ci fa ben sperare.

Tocchiamo con mano quotidianamente quanto siano poco conosciute le criticità della nostra epoca, che stanno infrangendo poco a poco quella sottile lastra di ghiaccio che separa i nostri piedi dal ritrovarsi in un crepaccio e cadere.

Se la grande crisi economica di inizio secolo ha colto di sorpresa, gli effetti del mix che abbiamo cercato di sintetizzare per iscritto nell’ultimo periodo saranno letali.

 

 

Gabriele Gruppo

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