Esprimersi su tutto, pur non sapendo nulla

Esprimersi su tutto, pur non sapendo nulla

Un tempo si diceva “il silenzio è d’oro” e, con tale affermazione, si indicava una manifestazione, uno stato di forza, di chi non aveva bisogno per far intendere la propria condizione di grandi slanci verbali.

Oggi come oggi invece, nell’epoca della comunicazione senza confini, della necessità di mediatizzare ogni momento della vita, anche quando si compiono i gesti più banali e quotidiani, essere silenti non è cosa contemplata, in quanto ci si pone al di fuori di un circuito d’informazioni e di chiacchiericcio, che devono restare costanti e petulanti come in un grande pollaio globale.

Il tuttologismo e i tuttologhi imperversano, frutto di una cultura da centro commerciale, in cui spesso si acquista in saldo un bagaglio di nozioni, elevandole poi a “visione del mondo”. Approfondire, ricercare, avere la costanza, e la coerenza, di compiere un percorso di crescita verso un pensiero articolato ed organico, non sembra essere cosa in voga presso i frequentatori di siti e social network, i quali prediligono la formazione d’asporto, consumabile in un breve lasso di tempo.

Meglio quindi, molto più facile, sparare a zero, pontificare, essere i primi a commentare, a “dire la propria”. Poco importa se si commenta (magari negativamente) l’altrui coerenza, poco importa se si pontifica da un’altana comoda, lasciando a chi è il soggetto (o l’oggetto?) del commento l’onere di dimostrare, come in un processo, la fondatezza delle proprie tesi o delle proprie azioni.

Ma chi sono questi giudici, che non amano farsi giudicare, ma che vogliono sempre avere l’ultima parola?

Semplice, tali sedicenti giudici sono i rappresentanti delle masse affette da bulimia mediatica, da cui spiccano come delle antenne questi maestri della comunicazione; quelli per intenderci che indirizzano le distrazioni del momento.

Alzare il velo sull’ipocrisia di questa (dis)informazione di massa, il cui unico scopo è quello non certo di “educare” il popolo, quanto di rincoglionirlo, vuol dire scoperchiare una colonia di vermi che, purtroppo, non sono molto lontani da un punto di vista sostanziale, da coloro che si fanno rincoglionire.

Farsi illusioni sul tipo/umano in circolazione presso le lande del così detto “Occidente” è davvero un pericoloso azzardo.

Restare a volte in silenzio, ad osservare la sua mediocrità ed avere la certezza che non ci sarà nessun “lieto fine”, può essere utile tanto quanto alzare il velo su chi lo eterodirige ogni giorno; attraverso i richiami a quei “valori” che l’Occidente ritiene di aver ottenuto dopo gli “errori” del passato.

 

Gabriele Gruppo

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