Per capire dov’è l’azzardo

Per capire dov’è l’azzardo

“Nulla è cambiato dal 2007, in arrivo sequel della crisi”

(Agosto 2017)

La situazione ricalca la trama di film come Inside Job e The Big Short, in cui finanzieri senza scrupoli accumulano miliardi di dollari di prestiti a rischio e li riconfezionano in strumenti di investimento più complessi. Mentre le agenzie di rating concedono agli stessi giudizi generosi, come tripla A. In questo scenario, investitori istituzionali, compresi fondi pensione e organizzazioni no-profit fanno incetta di asset apparentemente ad alto rendimento e privi di rischio.

“Ma l’anno non è il 2006 o il 2007. E ‘oggi” scrive il Financial Times, specificando che mentre negli Stati Uniti l’amministrazione Trump sta discutendo l’abrogazione della legge Dodd-Frank, la realtà è che tale legge è stata violata per anni. E i risultati non tarderanno ad arrivare. Il sequel della crisi del 2006-200 dunque è in arrivo dieci anni dopo.

Questa volta però i principali responsabili della crisi sono i CLO (Collateralized Loan Obligation) ovvero Obbligazione garantita da collaterale. Secondo il quotidiano britannico, nel mese di maggio, sono finiti sul mercato due CLO “ben impacchettati” per 1 miliardo di dollari ciascuno. E gli esperti stimano che, entro fine anno, finiranno sul mercato altri $ 75 miliardi di dollari di strumenti analoghi.

Di recente Antares Capitale ha collocato CLO per $ 2.1 miliardi di dollari, l’offerta più alta negli Stati Uniti dal 2006 nonché la terza più grande nella storia. Anche se ora dei crediti sottostanti sono a livello “Junk” ovvero “spazzatura”, più della metà del nuovo debito è valutato tripla A. Una situazione che sembra decisamente familiare.

Fonte www.wallstreetitalia.com

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Banche Cina: “squilibri mai visti in un sistema da $40 mila miliardi”

(Settembre 2017)

In Cina le aziende continuano a essere pericolosamente indebitate ed è un problema che riguarda tutti e non solo Pechino: una eventuale destabilizzazione – che sembra ormai inevitabile secondo alcuni analisti – del settore rischierebbe di mettere in ginocchio l’intera economia mondiale.

In forse c’è in particolare la tenuta del sistema bancario, che in Cina vale più di 40 mila miliardi di dollari, una somma pari a quasi quattro volte quella del settore americano quando è scoppiata la bolla dei mutui subprime. Il livello è esorbitante se lo si confronta poi con i 2 mila miliardi di capitale e i mille miliardi di riserve patrimoniali. Kyle Bass, manager del fondo hedge Hayman Capital, lo definisce “il maggiore squilibrio che abbia mai visto in vita mia“.

Se si guarda alla performance nel 2017 del suo fondo hedge, non sta andando molto bene. Le puntate forti contro la valuta cinese, che ha invertito rotta dopo i cali del 2016 quando aveva subito la perdita più pesante dal 1994, non stanno dando i frutti sperati. Questo perché la banca centrale della Cina ha impedito una fuoriuscita di capitali che avrebbe avuto un potenziale destabilizzante per l’economia. Le autorità hanno messo un freno al fenomeno nel novembre dell’anno scorso.

La seconda cosa che hanno fatto le autorità della PBOC (People Bank of China) è stata rendere molto dura la vita alle multinazionali straniere, per le quali è ormai diventato impossibile trasferire profitti e capitale operativo fuori dal paese. È diventato un problema per molte multinazionali che fanno affari in Cina.

Quando si prende in esame il bilancio delle banche della Cina, non si può non guardare anche alla situazione del sistema bancario “ombra” parallelo, secondo Bass. “Il totale del credito complessivo nel sistema è di 40 mila miliardi di dollari. Pensate per un momento al numero che ho appena fornito: 40 mila miliardi. E il calcolo è stato fatto prendendo un tasso di cambio di 6,7 yuan per dollaro: è cresciuto del 1.000% in un decennio”.

Si tratta di una bomba a orologeria, che secondo le stime di Bass è destinata ad esplodere tra novembre 2017 e giugno 2018. Il giro di vite della Cina sui flussi in uscita di denaro e sui debiti tossici doveva servire ad assicurare la stabilità del sistema prima delle elezioni del partito comunista di novembre.

Il gestore statunitense prevede che non si affronterà il tema impopolare del problema del sistema finanziario e di riflesso dell’economia. Le autorità faranno finta di non vedere il cosiddetto “l’elefante nella stanza”, per usare un termine inglese. Non è più una questione di se bensì di quando. Il settore bancario è ormai fuori controllo e prima o poi collasserà, secondo Bass.

Chi volesse approfittarne sui mercati finanziari, sempre secondo il gestore, deve tenere ben presente che l’ultimo arbitro dell’intera situazione macro economica della potenza asiatica è la valuta. Anche se è difficile indovinare i tempi giusti, Bass ha tutte le intenzioni di rimanere short sulla Cina e la sua divisa.

Fonte www.wallstreetitalia.com

 

Ricordatevi bene questi articoli, ricordatevi da dov’è partirà l’azzardo che farà esplodere la prossima crisi economica su scala planetaria. I due “motori” dell’economia globalizzata sono, in realtà, due enormi casinò e non certo degli esempi da seguire. Sale da gioco in cui delinquenti apolidi stanno lucrando sul futuro di milioni e milioni di persone, noi compresi.

 

Gabriele Gruppo

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