Il triangolo no: USA, Russia, ed Europa (seconda parte)

Il triangolo no: USA, Russia, ed Europa (seconda parte)

Dopo il primo lato del triangolo impossibile USA/Russia/Europa, quello più atlantico, andiamo ad analizzare il lato più orientale; la Russia, e qui non possiamo che parlare di Vladimir Putin, l’uomo forte del Cremlino da quasi un ventennio.

Partiamo da una prima affermazione senza fronzoli: riteniamo decisamente immotivato il “tifo” di segno pro russo, o filo Putin, o che dir si voglia, ovviamente di più vecchia data rispetto al trumpismo, e con radici decisamente consolidate in un certo immaginario destroso.

Sono anni, infatti ormai, che constatiamo come in molti elogiano via media l’autocrate moscovita, per il suo piglio deciso in politica estera, per la sua lotta contro le ingerenze disgregatrici delle ONG interne alla Russia. Ma il meglio lo abbiamo addirittura sentito con le nostre orecchie, da persone che ritengono cosa certa, senza tuttavia aver prova alcuna, che la Russia del XXI secolo stia elaborando una forma di neo Nazionalsocialismo in salsa slava!

Allora, direi che sarebbe opportuno a questo punto porre qualche paletto.

Primo paletto: così come non c’è da fidarsi di NESSUNA MANIFESTAZIONE PSEUDO IDENTITARIA PROVENINENTE DAGLI STATI UNITI D’AMERICA, sarebbe opportuno abbandonare fascinazioni russofile che, in tutta onestà, SONO ALTRETTANTO VELLEITARIE.

Secondo paletto: il nostro approccio nei confronti del regime autocratico putiniano è sempre stato volto al pragmatismo più schietto; ovvero, niente infatuazioni o fascinazioni, bensì la chiara consapevolezza tanto delle caratteristiche positive, poche e superficiali ma di grande impatto, quanto dell’assoluta non discontinuità con il sistema vigente a livello globale, che fa del regime di Putin uno degli attori più influenti del XXI secolo, in una sorta di gioco delle parti dove la Russia sarebbe il contraltare fittizio degli Stati Uniti.

Terzo paletto: in Russia, proprio in ragione del suo essere complementare e integrata al sistema/modello vigente, non esiste in nessuna forma il Nazionalsocialismo, né in forma pura, né in forma spuria.

Auspicare che da Mosca possa partire un’alternativa identitaria, una terza via, e che essa magari contagi l’Europa grazie a una sorta di vasi comunicanti carsici, è secondo noi al quanto puerile, suggestivo certo, ma puerile.

Il Presidente Vladimir Putin, cui non possiamo che riconoscere delle indiscutibili qualità politiche e strategiche, non è un idealista. Il suo fine non è quello di contrastare la globalizzazione, bensì da sempre egli vuole collocare la Russia in una posizione di potenza, dialogante con altre potenze, entro il quadro multilaterale che si sta ancora strutturando dopo il tramonto dell’indispensabilità statunitense quale “gendarme mondiale”, a seguito delle batoste subite in questo primo decennio del secolo nuovo.

Quel che possiamo dire con sicurezza è che, rispetto alla totale incompatibilità tra gli interessi statunitensi e l’emergere di un forte soggetto europeo, la Russia potrebbe avere maggiori punti di convergenza con un’aggregazione forte del Vecchio Continente. Tuttavia non sarebbero mai da sopravvalutare tali punti di convergenza, in quanto Mosca dovrà essere vista sempre per quel che è; un grande spazio imperiale euro/asiatico, e non parte integrabile dell’Europa stessa.

 

(segue)

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