Grecia: la frustrazione dei rivoluzionari al governo

Grecia: la frustrazione dei rivoluzionari al governo

31 Marzo, Atene, ore 09:00 (in Italia)

Un gruppo di “giovani”, ovviamente dal volto coperto, ovviamente armati, ovviamente antifascisti, dalle idee poco chiare su chi sia il “nemico” del popolo greco, ma dalle intenzioni molto decise su chi (o cosa) colpire, raggiunge la sede delle attività parlamentari di Alba Dorata nella capitale ellenica, con il preciso scopo di applicare il concetto di democrazia.

Strano, molto strano, la data non sembra essere scelta a caso. Infatti, scrive Irène Dimopoulou in un articolo apparso su No Report:

“(…) Il 31 marzo, anniversario dell’attacco dei comunisti alla gendarmeria della città di Litohoro che diede il via alla guerra civile, è la data scelta dal regime della cleptocrazia per l’assalto ai locali della sede centrale di Alba Dorata.

Rammentiamo che l’attacco che diede luogo alla cosiddetta guerra civile, o meglio all’insurrezione comunista, si produsse il 31 marzo 1946, allorché le prime elezioni del dopoguerra dovevano essere celebrate”.*

Così come non sembra essere un caso il frangente in cui l’attacco di due giorni fa è maturato.

Il Governo Tsipras, infatti, icona sbiadita in poco tempo di una certa sinistra al caviale nostrana, arranca politicamente sul proprio futuro, prende tempo in sede UE, e cerca di fare la faccia di bronzo, con un popolo ridotto spesso e volentieri a dover fare i conti con una realtà immutata da ormai troppi anni.

Sembra storia antica quell’entusiasmo che mandò Tsipras ed il suo raggruppamento denominato Syriza ai vertici del potere ellenico. Così come sono lontani i fasti di un consenso trasversale in Europa, verso questo laboratorio politico anti-austerity in salsa tzatziki; un mix di populismo sinistrato, e tanto glamour da salotto progressista.

Dal 2015, anno dell’ascesa di Syriza, ad oggi, la musica da trionfale è diventata mesta.

Tutti gli indicatori economici presentano un saldo negativo, nonostante la cura da cavallo imposta dalla famigerata troika (UE,BCE,FMI) ad un’Atene di arcobaleno vestita; gli investimenti pubblici sono in pratica inesistenti, sia il commercio interno che estero sono in coma, il credito bancario è ridotto al lumicino. I timidi risultati raggiunti sulla pelle degli elleni sono appena sufficienti ad indicare un minimo grado di stabilità dell’economia greca. Il PIL che nel 2016 è cresciuto tecnicamente dello 0,3%, ha fatto gridare di giubilo molti commentatori, anche italiani, che non vedevano l’ora di parlare di “ripresa”, anche per il grande malato dell’Unione Europea.

Tuttavia tale risultato del 2016 è dovuto solo allo scarso rendimento economico del 2015 e, in parte, anche dai buoni risultati raggiunti dal turismo nel terzo trimestre dell’anno passato. Non ci sono però segni di una vera e propria “ripresa”, in quanto la deflazione interna ha portato l’economia in una fase di stallo profondo, la disoccupazione non cenna a diminuire, e il tasso di povertà ha raggiunto livelli a malapena gestibili da uno Stato Sociale ridotto all’osso dai continui tagli governativi.

Eppure il “problema” per quei giovani virgulti dell’antifascismo militante sembra essere Alba Dorata.

Sicuramente brucia parecchio che la “rivoluzione” si sia tramutata in un banale mercato delle vacche tra il governicchio Tsipras, e gli interlocutori esteri divisi tra Unione Europea e FMI, un mercanteggiare poco romantico e scarsamente gratificante, per chi ha in Che Guevara un mito, ma si ritrova a governare con Panos Kammenos, leader di Greci indipendenti, ovvero una sorta di Fratelli d’Italia in modalità ellenica.

C’è poi un problema aggiuntivo per questi frustrati rivoluzionari al governo: il consenso popolare.

Non è un mistero che se le (tante) promesse fatte da Tsipras nel 2015 rimanessero sulla carta, ipotesi che non è poi così lontana dalla realtà, il popolo ellenico avrebbe tutto il diritto di chiedere il conto politico a chi ha (tanto) promesso ma che ha poco concretizzato.

Ed il conto lo si paga alla conta dei voti, e non è del tutto da escludere l’ipotesi che l’unico partito realmente all’opposizione dell’attuale esecutivo, e che, rispetto al centro/destra istituzionale, non ha nessuna responsabilità nell’attuale dissesto della Grecia, possa catalizzare molte delle aspettative del popolo.

Soltanto Alba Dorata ha queste caratteristiche, vantando per giunta l’onore di esser stata perseguitata dal regime democratico. Per questo motivo le provocazioni andranno ad aumentare d’intensità, mano a mano che Syriza mostrerà segni di cedimento. In un progetto di delegittimazione dell’unica formazione politica che possa concretizzare un punto di svolta per la Grecia; un punto di svolta identitario e realmente rivoluzionario.

 

Gabriele Gruppo

 

 Note: *Tratto dall’articolo “L’acqua del fiume è fredda” di Irène Dimopoulou, dalla Direzioen di Alba Dorata.
Apparso su No Reporter il 01 Aprile 2017

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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