Real Time, e la violenza del pensiero debole

Real Time, e la violenza del pensiero debole

La ricorrenza di San Valentino è uno di quegli stereotipi ormai entrati in uso comune, nel calendario “laico” di ogni popolo che degnamente abbia abbracciato la globalizzazione ed il consumismo massificante.

Un tempo c’erano le così dette “feste comandate”, quelle per intenderci scandite dalla liturgia cristiana, ed alcune feste istituzionali, che mutavano a seconda della nazione, e che rappresentavano un momento di memento storico identitario.

Nei nostri tempi, invece, abbiamo assistito ad un proliferare di ricorrenze, motivate più da una necessità commerciale, che da reali fondamenta culturali, religiose, storiche o istituzionali. Ricorrenze che ad oggi sono spesso utilizzate anche per altri scopi.

Come ad esempio quest’anno in Italia, a San Valentino per l’appunto, ricorrenza non riconosciuta de facto ma legittimata dalla consuetudine, la così detta festa degli innamorati, ha visto prendere parzialmente la ribalta un’iniziativa particolarmente insidiosa, lanciata da un’emettente televisiva di non grande rilievo, ma dalla filosofia estremamente subdola: Real Time.

Real Time non ha degli share che potrebbero farla considerare una corazzata mediatica, eppure la sua esistenza, e persistenza, ci dice molto di come dal sistema dominante si stia procedendo, con strappi sempre più evidenti, ad affermare i principi del pensiero debole, anche attraverso operazioni a dir poco bislacche, ma che, comunque, non sono nuove nel panorama contemporaneo.

Tale emittente ci ha abituato nel corso di neanche un decennio a trasmissioni futili, su bricolage, moda e cucina, format televisivi tra i più dementi che mente umana abbia partorito, e tanta ma tanta pubblicità più o meno occulta. Infondo la pubblicità è l’anima del commercio, come si suol dire…

E’ da tempo ormai che Real Time ha fatto sua la lotta senza quartiere, e senza buon gusto, per l’affermazione sia del gender, sia di una visione della sessualità in cui il “normale” è “anormale”, e di un para femminismo d’accatto che ha avuto, come ultima “vittima” illustre, la lingua italiana.

Già, perché tornando alla ricorrenza di San Valentino, i pensatori illuminati di questa rete televisiva hanno ritenuto bene di lanciarsi in una crociata contro la grammatica nazionale; ed ecco la campagna “Un amore è un’amore. Perché l’amore non sia mai un errore”.

Con tanto di petizione on-line da rifilare alla Accademia della Crusca, affinché: “Rendiamo la parola amore di genere neutro, perché l’amore non sia mai un errore”.

In pratica, si stupra la lingua italiana, per l’ennesima volta negli ultimi anni e con tanto di gran cassa mediatica, al fine di modificare e mortificare non soltanto le parole ed il loro significato, ma dare legittimità ad una filosofia omologante e massificante, che viola le differenze naturali, e cerca di imporre distorsioni e degenerazioni di ogni tipo.

E’ però soltanto l’ultimo passo, perché questa insignificante emittente televisiva, che pullula di cuochi blasonati, ortaggi bolliti, e trombati dai canali che contano, si avvale di illustri padrini/madrine istituzionali quali compagni di strada. Come non dimenticare la politicamente corretta Laura Boldrini, terza carica della Repubblica, e della sua lotta contro gli articoli e le parole maschili, ritenuti irrispettosi del genere femminile, e quindi “presidente”, divenuto “la presidente”, “sindaco”, divenuta “la sindaca”, ministro, divenuta “la ministra”, ecc.

Una battaglia tanto feroce quanto inutile, visto che la nostra lingua già prevede da sempre il genere femminile per numerose di queste parole: “presidentessa”, “sindachessa”, ecc.

Eppure nessuno ci ha fatto caso, rispondendo magari a suon di grammatica elementare alle elucubrazioni da neo lingua della Sig.ra Boldrini. I media poi si sono SUBITO allineati a cotanto capriccio istituzionale, accontentando questa potente pro tempore che, come avvenuto in altri casi, appena lascerà il suo scranno prestigioso perderà ogni rilevanza mediatica; qualcuno si ricorda forse della Sig.ra Kyenge e di che fine ha fatto?

Tuttavia non sottovalutiamo certo queste iniziative, che come un cancro tentano di articolare le loro metastasi in un tessuto culturale contemporaneo purtroppo fragile e spesso approssimativo.

Lo sdoganamento dell’omosessualità è già avvenuto ad inizio secolo, e la sua ormai conclamata arroganza nel reclamare diritti, visibilità e rilevanza politica non ci risulta essere contestata socialmente e politicamente con la dovuta adeguatezza. L’attacco alla famiglia tradizionale poi, uomo/donna/figli per intenderci, poco importa se legittimata in forma religiosa o civile, o anche solamente nell’ambito di una NORMALE unione tra eterosessuali aventi prole, marcia spedito come un treno in corsa. Sì, perché per essere al passo con i tempi “moderni” la famiglia deve quanto meno essere composta da una coppia mista, multirazziale, che rappresenti quindi un’anormalità rispetto alla consuetudine.

Pochi significativi esempi di come il pensiero debole stia mostrando la sua violenza, sembrerebbe un paradosso lessicale, aggredendo le fondamenta dell’identità in tutte le sue manifestazioni; identità di stirpe, identità culturale, identità di genere. Auspicando, per i popoli bianchi in particolare, la cancellazione di ogni caposaldo che possa farli reagire contro la decadenza della loro civiltà.

 

Gabriele Gruppo

 

 

                                                           

Share

Lascia un Commento