Uscire dalla trappola dell’interesse sul denaro (ultima parte)

Uscire dalla trappola dell’interesse sul denaro (ultima parte)

Ma può, un’opera scritta poco meno di un secolo fa, essere così attinente con le problematiche del presente, ed avere anche degli spunti validi per elaborare una pars construens?

Dal nostro punto di vista Feder, così come tutta l’esperienza applicativa del Nazionalsocialismo, rappresenta una pietra miliare nella lotta di liberazione dall’idolatria mercatista.

Spezzare l’asservimento degli Stati dal circolo vizioso imposto dalle borse; reperire investimenti finanziari/indebitamento/reperire investimenti finanziari. Dovrebbe essere il primo punto di un programma politico REALMENTE rivoluzionario, capace altresì di trovare delle applicazioni contingenti con l’epoca in cui viviamo, in quanto oggi la priorità DEVE ESSERE IL RECUPERO DELL’INDIPENDENZA ECONOMICA DAL CAPPIO DELLA FINANZA APOLIDE.

Non si recupera tale indipendenza senza sforzi e senza traumi, in quanto, nello stato in cui a tutt’oggi siamo, ogni aspetto della vita dei popoli è ormai determinato, in misura diversa ma egualmente significativa, da questo subdolo asservimento, spacciato per “libertà” e posto sotto il nome di “internazionalizzazione”, e che ha nei tassi d’interesse il supremo cardine, da cui muove le fila del proprio potere e della propria influenza su Stati e nazioni.

Le proposte che Feder fa nel suo Manifesto sono di un’attualità incontestabile, seppur da contestualizzare in certi aspetti al periodo in cui furono redatte.

“1.Le obbligazioni di guerra, così come tutti gli altri titoli di debito del Reich tedesco, così come tutti gli altri titoli di debito degli Stati federali tedeschi, in particolare le obbligazioni ferroviarie, così come le obbligazioni di tutti gli organi ad amministrazione autonoma, verranno dichiarati –dietro abolizione dell’obbligo di corrispondere gli interessi- come mezzo legale di pagamento in base al loro valore nominale.

2.Per tutti gli altri titoli a tasso fisso, titoli ipotecari, obbligazioni societarie, ipoteche, ecc., l’obbligo dell’interesse sarà rimpiazzato dall’obbligo di rimborso; dopo 20 o 25 anni, a seconda dell’ammontare degli interessi, il capitale preso in prestito sarà quindi rimborsato e il debito estinto.

3.Tutti i debiti immobiliari, le ipoteche, ecc., saranno rimborsati ratealmente secondo l’onere registrato nel catasto, come avviene finora. In questo modo il patrimonio, immobiliare e terriero, libero da indebitamento torna a essere proporzionalmente di proprietà dello Stato o dell’ente ad amministrazione autonoma. In questo modo lo Stato è in grado di fissare e di ridurre il canone d’affitto.

4.L’intero sistema delle finanze sarà subordinato alla Tesoreria centrale dello Stato. Parimenti, tutte le banche private, quelle postali, le casse di risparmio e le cooperative di credito diverranno sue filiali.

5.L’intero credito immobiliare sarà concesso soltanto tramite la Banca statale. Il credito personale e quello commerciale saranno affidati a banche private dietro concessione statale. Quest’ultima sarà rilasciata in considerazione delle effettive necessità e sottrarrà al divieto di fondazione di filiali per alcuni distretti. Il tariffario verrà fissato dallo Stato.

6.I titoli azionari, similmente a quelli d’interesse a tasso fisso. Saranno ammortizzati in ratei annui del 5%. Il profitto eccedente fruttato sarà parzialmente pagato agli azionisti come risarcimento del capitale di “rischio” (a differenza dei titoli a tasso fisso e di quelli a tutto riposo), mentre l’ulteriore eccedenza, in ragione del diritto autonomo dei lavoratori, verrà sia distribuita socialmente sia utilizzata per ridurre i prezzi dei prodotti.

7.A tutte le persone in possesso di patrimonio in capitali e che, per ragioni di salute (età avanzata, infermità, disabilità per il lavoro manuale e intellettuale), non sono in grado di guadagnarsi da vivere, si continuerà a pagare –come vitalizio- l’ammontare finora ricevuto dagli interessi, che potrebbero persino aumentare; tutto questo in cambio della consegna dei titoli.

8.Nell’interess di ridurre l’attuale inflazione ei mezzi di pagamento, verrà effettuata gradualmente un’universale confisca dei patrimoni che hanno rendimenti da obbligazioni di guerra o da altri titoli di debito del Reich o degli Stati. Queste carte saranno mandate al macero.

9.Attraverso un’intensissima campagna d’informazione si chiarirà a tutto il popolo che il denaro non deve essere null’altro che un ordine di pagamento per il lavoro svolto; dato che ogni economia altamente sviluppata necessita del denaro quale mezzo di scambio, ma che proprio –e soltanto- in questo si assolve appieno la funzione del denaro, e che in nessun caso si deve conferire al denaro, mediante gli interessi, il potere sovrannaturale di crescere autonomamente a spese del lavoro creativo”.

In certi passaggi sembra di leggere il contemporaneo, tuttavia c’è da porsi una domanda fondamentale:

E’ possibile, così come avvenne nella Germania di un secolo fa, che oggi una nazione possa da sola essere in grado di spezzare le catene poste dalla finanza apolide?

In parte abbiamo già risposto a tale quesito con l’esempio negativo portato dall’America Latina.

No, non è possibile, in quanto lo sviluppo dell’economia globalizzata, e della finanza speculativa, ha reso le singole nazioni deboli di fronte al mercato. In Europa anche nazioni forti come Francia o Germania non potrebbero attuare politiche solitarie di emancipazione dal liberismo finanziario, senza correre il serio rischio di finire nelle condizioni in cui oggi versa il Venezuela; isolato da un punto di vista geopolitico, e posto sotto attacco speculativo per via delle sue precarie fondamenta economiche.

Un esempio molto più prossimo a noi, anche se più sottile, può essere rappresentato dalla stessa Italia; nazione con solidi fondamentali economici e produttivi, ma posta alla mercé dei mercati per via del suo alto tasso d’indebitamento, e privata della reale indipendenza politica dal commissariamento de facto maturato nell’ambito dell’Unione Europea, che altro non è se non un diverso modo per chi detiene le leve della tecnocrazia monetaria di etero dirigere una nazione sovrana.

La via più fattibile e pragmatica per una vera rivoluzione anti-liberista, in terra d’Europa, dovrebbe vedere la coesione politica delle sue principali nazioni occidentali in un progetto d’indipendenza economica e di uscita del Vecchio Continente dal circuito sistemico dei mercati speculativi, attraverso la messa in stato d’accusa di ogni forma di interesse, tanto pubblico quanto privato, così come tratteggiato nei punti propositivi del Manifesto di Feder.

Il problema sta proprio nel raggiungimento di una coesione politica, in quanto, e diremmo anche “purtroppo”, l’offerta alternativa proposta ad oggi in Europa occidentale, quale antidoto agli eccessi del liberismo finanziario e della tecnocrazia UE, è incarnata da movimenti non rivoluzionari ma di populismo borghese, il cui raggio d’azione si limita ad uno spazio che potremmo definire “neo-protezionista”, che non punta al cuore del problema, ma si limita a questioni puramente superficiali; tutela del made in, sicurezza, preservazione del tenore di vita consumista, ecc., tutti aspetti che potrebbero anche avere un loro valore, ma che, senza una prospettiva radicale e rivoluzionaria, rischiano addirittura di far correggere lievemente alcune storture del sistema ad opera del sistema stesso.

L’auspicio più fattibile è che all’interno del panorama populista in Europa occidentale prendano piede esponenti politici radicali, e diventino maggioritarie istanze che rompano veramente gli schemi. Attualmente soltanto in Germania troviamo un caso coerente con il nostro auspicio, con il mutamento politico/genetico di Alternative für Deutschland, tuttavia riteniamo ancora prematuro sbilanciarci su come questo mutamento avrà uno sviluppo costante e ripercussioni significative anche al di fuori dei confini germanici.

 

Gabriele Gruppo

 

 

                                                           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Share

Lascia un Commento