Uscire dalla trappola dell’interesse sul denaro (prima parte)

Uscire dalla trappola dell’interesse sul denaro (prima parte)

Mentre le festività natalizie e gli episodi di terrorismo tenevano banco, abbiamo selezionato per voi lettori tre notizie di carattere economico che dovrebbero essere poste in maggior rilievo, e che da sole offrono già l’idea di come, lungi dall’essere solida, l’economia iperliberista del XXI secolo stia sempre sospesa ad una corda da funambolo, priva di rete di sicurezza o di un paracadute.

 

08/12/2016

Bce lancia il QE No Limits.

“La Bce ha deciso di estendere il piano QE almeno fino a dicembre del 2017, riducendo tuttavia gli acquisti di asset, a partire dal mese di aprile del 2017, da 80 miliardi a 60 miliardi al mese. Inizialmente l’annuncio della Bce viene interpretato come inizio di una fase di tapering. Ma Mario Draghi rassicura poi nella conferenza stampa successiva all’annuncio dei tassi, che non si tratta di questo: tutt’altro.

Draghi lancia infatti quello che potrebbe essere ribattezzato un QE NO Limits: se fino a oggi il limite di asset acquistabili era rappresentato dal rendimento pari a quello del tasso di deposito (portato in territorio negativo allo -0,4%), ora la Bce potrà acquistare anche i bond che rendono meno (…)”.

Fonte www.wallstreetitalia.com

 

14/12/2016

Usa, la Fed alza i tassi d’interesse di un quarto di punto.

“La Federal Reserve ha deciso di alzare i tassi d’interesse nell’intervallo tra lo 0,50% e lo 0,75%, dal precedente range tra lo 0,25 e lo 0,50%. È quanto si legge nel comunicato diffuso al termine della due giorni del Fomc, il braccio monetario della Fed. La decisione era attesa dai mercati e si tratta del primo aumento del 2016 e del secondo da dieci anni. Le condizioni dell’economia statunitense “si evolveranno in modo tale da garantire aumenti solo graduali dei tassi d’interesse” che “rimarranno probabilmente, per un po’ di tempo, al di sotto dei livelli che sono previsti prevalere nel lungo termine”, ha ribadito la Federal Reserve al termine del direttivo di politica monetaria (…)”.

Fonte www.rainews.it

 

05/01/2017

Economia globale in un mare di debiti: sono il 325% del Pil

“Il debito si conferma una delle piaghe più preoccupanti dell’economia globale. Stando ai dati emersi dall’ultimo report dell’Institute for International Finance (IIF), il debito è balzato di ben 11 trilioni (ovvero di $11.000 miliardi) nei primi nove mesi del 2016, attestandosi alla cifra monstre di $217 trilioni (217.000 miliardi di dollari).

Dal rapporto è emerso anche che il debito sovrano ha inciso sul rialzo per quasi la metà. E il ‘particolare’ (se di particolare si può parlare) che fa tremare è il seguente: i debiti di tutto il mondo sono saliti a un livello superiore al 325% del PIL mondiale.

In forte crescita il buco delle casse dei mercati emergenti, le cui emissioni di titoli di stato e prestiti sindacati, nel 2016, sono cresciute a un ritmo pari a quasi tre volte quello del 2015.

La Cina ha fatto la parte del leone nella creazione di nuovi debiti, dal momento che – sempre stando ai dati dell’IIF – ha emesso titoli per un valore di $710 milioni sul totale delle nuove emissioni del 2016, pari a $855 miliardi (…)”.

Fonte www.wallstreetitalia.com

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Che ne siamo consapevoli o meno, viviamo immersi in un mare di cifre, ormai non più corrispondenti a nulla di reale, concreto o misurabile secondo parametri che abbiano, appunto, attinenza con la REALTA’.

La nostra esistenza, e quella di gran parte delle nazioni del pianeta, dipende da numeri concepiti come una sorta di misteri, la cui rivelazione è accessibile a pochi eletti.

Ezra Pound già in anni difficili affermava: “Passata l’epoca dei re sono venuti i banchieri”.

Affermazione da sottoscrivere anche, soprattutto, nel XXI secolo, dove non esiste più regalità, dove la politica ha abdicato al suo ruolo/guida dei popoli, ed in cui i veri padroni del fuoco di Prometeo non sono altro che grigie figure come quelle di Mario Draghi o di Janet Yellen, il cui scopo non è quello di servire un popolo, o uno Stato, o men che meno un ideale, bensì l’allucinazione di un mondo governato da algoritmi economico/matematici, da percentuali e punteggi, e dalla crescita infinita di un sistema in cui non si producono più beni o servizi per necessità concrete, ma si creano sempre maggiori velleità consumistiche pur di produrre in maniera massiva e sconsiderata. E tutto questo circuito si muove intorno a due baricentri; il debito ed il tasso d’interesse.

Ciò che ci dicono i tre articoli citati, e che non a caso vi abbiamo presentato, rappresenta il punto focale di questa nostra epoca: il regno della speculazione, il dominio dei mercati finanziari cui serve poter “giocare” su indici di aumento o di diminuzione del PIL, sulle performance degli Stati presso il “sacro” vaglio delle agenzie di rating, e sulla capacità dell’economia globalizzata di aumentare la sua dipendenza dal flusso di investimenti incrociati ed interconnessi ormai, non più relegabili ad un ambito fisico o geografico.

E’ il regno del “mammonismo” nella sua manifesta maturità, radicatosi nel mondo così come profetizzava già nel 1919 (un secolo fa!) il geniale Gottfried Feder nel suo testo più famoso: “MANIFESTO per spezzare l’asservimento all’interesse del DENARO”.

“Il mammonismo è il dominio sinistro, invisibile, misterioso dei grandi potentati finanziari internazionali (…)”.

“Il mammonismo, considerato quale fenomeno mondiale, è equiparabile all’egoismo brutale e sconsiderato negli uomini. Il mammonismo è lo spirito dell’avidità, l’illimitata brama di dominio, la mentalità orientata esclusivamente ad appropriarsi con rapacità di tutti i beni e i tesori del mondo; è, nella sua essenza più profonda, la religione di quella tipologia di uomo che si rivolge esclusivamente a ciò che è terreno (…)”.

In quest’ottica si muovono le politiche finanziarie degli Stati, soggiogati dai VERI dominatori della nostra epoca: gli speculatori apolidi. Il tutto supportato da sistemi bancari non più vincolati ad interessi nazionali, e non più posti sotto il controllo degli Stati, bensì votati ad amplificare il potere del denaro (virtuale) per il denaro (virtuale).

 

(Segue)

 

 

                                                           

 

 

 

 

 

 

 

 

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