Fate pace con il vostro cervello!

Fate pace con il vostro cervello!

Democrazia… Democrazia…

Una parola che ci sentiamo ripetere in continuazione, tipo mantra da curandera, in nome della democrazia si fa tutto ed il contrario di tutto, ed a volte chi governa il presente, e fa della democrazia una sorta di foglia di fico, va in cortocircuito neurologico, non accorgendosi di cadere in una plateale contraddizione.

Nel giro di poche settimane, infatti, i demo/demagoghi che capeggiano politica e media in Europa hanno avuto la capacità di mostrare tutta la loro incongruenza nel trattare il concetto di democrazia, a loro così tanto caro.

Ma andiamo con ordine.

A fine Ottobre sbuca fuori dalla ribalta delle cronache la decisione negativa del parlamento di Vallonia, regione federale del Regno belga, alla ratifica da parte del governo centrale di Bruxelles del CETA.

Se nessuno in Europa sapeva dell’esistenza di un’assise parlamentare in Vallonia, men che meno si sapeva di quest’oscuro trattato, il CETA appunto, volto a liberalizzare i rapporti commerciali tra l’UE ed il Canada, in una sorta di TTIP in formato ridotto, infatti le tematiche dei due negoziati si equiparano in modo impressionante, cosa che ci fa ritenere che, forse, sarebbe niente di meno che l’apripista per una nuova rinegoziazione del TTIP, magari nella formula sottotraccia utilizzata per il CETA; poca pubblicità, poco dibattito, approvazioni serrate e a tamburo battente.

Ben sappiamo come l’UE ami talmente tanto la democrazia, da inventarsene di diversi tipi ogni qual volta serva una legittimazione politica che perori le sue discutibili iniziative. Così come ben conosciamo il rispetto che, sempre l’UE, nutre nei confronti della volontà dei popoli, in particolare quando essi non plaudo ad ogni suo rutto.

Tant’è, che la volontà del parlamento vallone è stata stroncata in pochi giorni, dopo pesantissime azioni di lobbying da parte dell’UE e di numerosi governi compiacenti, tipo quello italiano, non soltanto sulla Vallonia ma contro l’intero Belgio, reo di aver posto le condizioni per la scoperta di questo “altarino”.

Il Belgio in generale, e la Vallonia in particolare, sono stare oggetto di un fuoco di fila mediatico impressionante.

In Italia, ad esempio, dall’emittente radiofonica de “Il Sole 24 Ore”, partivano fulmini e saette contro la (democratica) decisione di non ratificare il CETA, da parte di un componente dell’UE. La Vallonia era ritenuta responsabile di una potenziale rottura delle relazioni economiche con il Canada. Il leitmotiv era un misto di dati riguardanti i milioni di euro d’interscambio Italia/Canada, e di previsioni nefaste se non fosse stato ratificato il CETA, per colpa dell’egoismo di un “piccolo popolo”.

Tutto MOLTO democratico, non c’è che dire!

Ma il “bello”, se così lo possiamo definire, arriva nella settimana appena conclusa.

Il cammino della così detta Brexit subisce un colpo di sena.

Il 3 novembre l’Alta Corte britannica ha stabilito che il Governo May, conservatore, non potrà avviare le procedure per far uscire il Regno Unito dall’UE senza aver consultato il parlamento.

La sentenza dei togati britannici è frutto di un ricorso al risultato referendario di pochi mesi fa, perorato da Gina Miller, una donna d’affari operante nella City, che d’inglese ha veramente pochino, ma che evidentemente ha saputo muovere i giusti ingranaggi per far in modo che la voce della finanza apolide ponesse (democraticamente) il veto nei confronti dell’opinione espressa da qualche milione di sudditi di Elisabetta II, non ritenuti con ogni probabilità “degni” di avere un parere sul loro destino.

L’Alta Corte ha così aperto la strada ad un vero e proprio ingorgo istituzionale, che rischia di bloccare il processo (non ancora avviato tra l’altro) di divorzio tra UE e Regno Unito.

Prontamente, sia gli alti papaveri dell’UE, sia i soliti governi compiacenti, tra cui quello italiano (che non manca mai queste occasioni), si sono espressi in modo maldestramente entusiasta per tale decisione, invocando la necessità (democratica) che sia l’assise parlamentare britannica, e non il Governo o il risultato delle urne referendarie, a decidere sul futuro della Brexit.

E qui avviene il cortocircuito.

L’Unione Europea e i suoi vari lacchè in poco tempo hanno dapprima sconfessato un parlamento, quello vallone, in quanto reo di aver preso una decisione “sbagliata”, silurando il CETA, ed invocando l’intervento del Governo centrale del Belgio per far prendere ai valloni  la decisione “giusta”, ovvero approvare il CETA. Invece, nel caso britannico, gli stessi identici soggetti di cui sopra, invocano a gran voce la sacralità del parlamento di Londra, ed una sua presupposta superiorità nei riguardi tanto del Governo May, quanto di quel popolo di cui proprio il parlamento dovrebbe essere il garante politico, rispettandone la volontà espressa.

Secondo il nostro modestissimo parere qui c’è qualche cosa che non torna, qualche cosa che stona.

Se quest’Unione Europea ha come principio fondamentale la democrazia, e tale principio dovrebbe avere nella volontà popolare il suo architrave, perché utilizzarlo in modo strumentale a seconda del contesto?

O un principio ha una sua validità universale, a prescindere dal contesto, oppure non è un principio, ma semplicemente uno strumento che muta con il mutar delle esigenze e dell’agenda di priorità di un potere, un potere per giunta sovranazionale quello UE, spesso accusato (giustamente) di essere soltanto una centrale su cui convergono interessi di lobby e non certo l’interesse delle decine di milioni di europei che dovrebbe (in teoria) rappresentare.

Evidentemente, il fatto che oggi la politica non sia più mossa da ideologie ma sia cosa “fluida”, porta anche ad essere meno definiti i contorni di quei principi da cui dovrebbe scaturire la legittimazione stessa dell’UE, in questo caso, e più in generale di quella classe dirigente sputata fuori dagli ultimi vent’anni, regalandoci gente come Hollande, Merkel, Renzi, Tzipras, Junker, e chi più ne ha più ne metta.

Quindi non dobbiamo stupirci se avvengono dei cortocircuiti o delle manifeste incongruenze, in quanto frutto di questo modello di democrazia sorto nel XXI secolo.

Ipocrisia ed incoerenza fanno ormai tristemente parte dell’azione politica operante in tanti (troppi) Stati del Vecchio Continente, e ciò non ci fa certo ben sperare nel futuro, in cui le problematiche e le criticità sorte a causa di certi processi storici, già da noi ampiamente analizzati, vedranno sia l’UE, sia i suoi principali Stati aderenti, prendere decisioni non nell’interesse dei popoli, bensì nell’interesse di chi vuole che l’Europa resti quel che è oggi; un castello di cartapesta, adornato di “grandi parole” e di “Immortali principi”.

Un consiglio (non richiesto ovviamente) a coloro che oggi seguono questa new age: fate pace con il vostro cervello, ed abbiate la dignità di scomparire. La vostra democrazia cortocircuitante porterà l’Europa alla rovina, e raccogliere le macerie non sarà cosa facile per chi verrà dopo.

 

Gabriele Gruppo

 

 

                                                           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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