Banche italiche: troppo “solide” per fallire

Banche italiche: troppo “solide” per fallire

Il sistema bancario italico è a dir poco malato, tutto il circuito del credito sta andando in cortocircuito, ed anche il più discreto libretto/deposito, posto nelle varie (e avariate) coop dello stivale, non gode di buona salute, anche se in pochi lo sanno.

Cosa succede?

L’argomento è di quelli complicati e pieni di dettagli ma, come dice un vecchio detto popolare, è proprio nei “dettagli” che il diavolo si nasconde, e più la complessità la fa da padrona, più il rischio che ci siano brutte sorprese appare elevato.

Eppure, per il Presidente del Consiglio Renzi, il problema sembra ridursi alla solita truce Germania, che non concede ulteriore flessibilità all’Italia, così “virtuosa” e degna di una cosmica fiducia.

Renzi, con il suo ormai abituale piglio da imbonitore televisivo anni ’80, sostiene a spada tratta che il sistema bancario dello stivale sia solido, anzi, a prova di Brexit.

Peccato che, proprio a ridosso del referendum all’ombra della corona inglese il nostro, si fa per dire, genio al potere, abbia ri-chiesto a BCE e Commissione Europea di “sospendere” per qualche mese l’eventuale applicazione delle procedure di bail-in per l’Italia, nello sfortunato caso in cui qualche banca nostrana scoprisse che, a sua insaputa ovviamente, s’è creata una voragine nei suoi bilanci.

Che cosa centri il risultato referendario britannico con l’annosa opacità delle banche italiane, e dei loro bilanci, se lo devono esser chiesto in molti tra Bruxelles e Francoforte. In Italia la bizzarria di quest’associazione di fattori ha fatto breccia in pochi, anche perché prevale, come sempre, il mantra della “truce” Germania che vuol tagliare le alucce della ripresa tricolore. Ma oltre i patri confini nazionali, la risposta alle farneticazioni di Renzi, e del suo degno Ministro dell’Economia Padoan, hanno assunto la sonorità di una rumorosa pernacchia.

Cattiva Europa?

No, pessima Italia.

Tutto il castello di carte (truccate) del nostro circuito creditizio ondeggia pericolosamente sull’orlo di un precipizio di non poca profondità.

Infatti, oltre alle ormai famigerate banche “amiche” del Governo salvate con renziana prontezza a fine 2015, oltre ai due istituti veneti, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, che da soli hanno per così dire “bruciato” in risparmi qualche cosa come 19 miliardi di euro, cosa che, in confronto, fa apparire il crack Parmalat roba da dilettanti, vanno aggiunte altre criticità: quelle relative al credito cooperativo (VEDI), e dei depositi presso le cooperative di consumo (VEDI).

Gli scerpa governativi mandati a questuare presso UE e BCE hanno ri-chiesto flessibilità, terza volta in un anno, questa volta per una cifra che arriva a 40 miliardi di euro, che dovrebbero garantire circa il 50% delle sofferenze bancarie tricolori, il cui valore ammonta ad 85 miliardi di euro. Visto l’atteggiamento negli ultimi giorni, da borioso stizzito, del Presidente Renzi, evidentemente la risposta dell’Europa è stata un bruciante due di picche (VEDI).

La ragione di tanta premura governativa, e del tentativo disperato di utilizzare anche vicende che nulla hanno a che spartire con i guai delle banche italiche, pur di evitare il collasso del sistema, sta nel fallimento palese del Fondo Atlante, che doveva essere una sorta di scialuppa di salvataggio organizzato dalle banche stesse, senza appoggi in denaro pubblico, ma che è stato in grado giusto di tappare le falle dei due istituti veneti, per via di una risicata partecipazione delle stesse banche.

In sintesi: gli istituti bancari nazionali (privati) vorrebbero denaro pubblico per appianare le loro perdite. Il governicchio Renzi supplica l’Europa di concedergli altro margine sui conti pubblici. L’Europa (giustamente) rimbalza l’ebete fiorentino, ricordandogli che per anni l’Italia s’è vantata del suo solido sistema bancario, e che non può rinegoziare le regole appena si scopre il letamaio sotto il tappeto tricolore…

Siamo solamente all’inizio; indovinate come andrà a finire?

 

Gabriele Gruppo

 

 

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