Siria: il primato dell’ipocrisia

Siria: il primato dell’ipocrisia

Prendendo spunto da un’ottima sintesi presente nell’articolo “I bambini-soldato dell’ISIS” (VEDI), pubblicato sul sito L’Indro da Andrea Beccaro, nostro amico ed esperto di conflitti in Medio Oriente, torniamo a parlare di Siria e della disinformazione imperante sulla questione.

La tematica dei bambini soldato, operanti nel conflitto siriano, potrebbe da sola far individuare nello Stato Islamico (IS o Daesh) il vero “male assoluto” nei termini in voga presso l’Occidente, con un conseguente impegno ad estirpare tale forma di neo barbarie da un’area, il Medio Oriente, che di codeste cose ne è sempre stata ricolma, non soltanto in seno all’ambito musulmano, sia ben chiaro.

Pensiamo semplicemente a tutta la propaganda che fu prodotta dai media occidentali in occasione dell’aggressione statunitense dell’Iraq, e della sua occupazione, per giustificare una delle guerre più foriere di effetti collaterali della storia moderna. In quel frangente il “male assoluto” era dipinto con i tratti abominevoli dell’orco Saddam Hussein, che il prode cavaliere a stelle e strisce andava a spedire nel cimitero dei “cattivi”.

Nel conflitto siriano, invece, tutto è sempre stato più complicato e a dir poco opaco.

I così detti “buoni”, ovvero quella sedicente opposizione al regime di Assad, non hanno mai avuto proprio le fattezze di uomini senza macchia, anzi, i media occidentali e i Governi occidentali, sostenitori della sedicente opposizione siriana, hanno sempre faticato a nascondere quanto, dietro a sigle improvvisate o a interlocutori poco rappresentativi, spesso si celavano dei veri e propri tagliagole mercenari operanti sul campo. La foglia di fico utilizzata è sempre stata quella di pescare nel torbido di una guerra civile in cui tutti ammazzano tutti, senza distinzioni, ed in cui però la parte del “male assoluto” da interpretare, leggasi Bashar al-Assad, Presidente LEGITTIMO della Siria, non è mai stata così convincente proprio in ragione della scarsa telegenia buonista dei gruppi d’opposizione, spesso macchiatisi di crimini etnico/confessionali ben superiori a quelli che furono ascritti ai serbi di Bosnia, quindi, poco presentabili nelle vesti di “bene assoluto” da supportare senza risparmio di forze.

Eppure quello che potremmo renzianamente definire lo storytelling del conflitto “buoni/cattivi” in Siria non è mai veramente decollato. Così ci troviamo oggi un’orchestra filarmonica suonare nella Palmira liberata per mano di quelli che dovevano essere i “cattivi”, ovvero i lealisti di Assad, supportati da russi ed iraniani, mentre il variegato mosaico di quelli che avrebbero dovuto impersonare i “buoni” posto nell’ombra della sconfitta, ed orbati nella loro credibilità da una connotazione fondamentalista, poco in sintonia con i dettami occidentali.

I media delle due sponde d’Atlantico mettono la sordina tanto a quelle che sono le violenze indiscriminate dell’opposizione siriana sul campo, cannoneggiamento di ospedali e campi profughi, quanto al fatto, innegabile, che proprio Assad ed alleati stanno non soltanto contenendo l’IS, ma che ne stanno anche pianificando l’eliminazione dal territorio siriano.

Tuttavia, se anche per l’Occidente Daesh rappresenta formalmente il “male assoluto” del momento, non possiamo che costatare una certa pigrizia nel volerlo estirpare alla radice.

Prendiamo ancora la questione dei bambini in armi quale spunto:

“(…)l’ISIS sta utilizzando in modo crescente bambini e giovani come mai aveva fatto in passato e i risultati portano alla luce dati che superano ampiamente quelli ipotizzati in precedenza. Questo ‘successo’ è da legarsi principalmente alla campagna di propaganda condotta da IS che rende protagonisti i bambini di svariati contesti: dalle esecuzioni (tristemente famosa quella in cui un bambino di 10 anni circa insieme a un adulto spara alla nuca di un prigioniero accusato di essere una spia) ai filmati dei campi di addestramento fino a immagini meno violente riguardanti momenti di studio del Corano o di eventi divulgativi”.

(“I bambini-soldato dell’ISIS”-L’Indro)

Se al posto dello Stato Islamico ci fosse stato il regime di Assad ad utilizzare bambini e minori per la sua resistenza, siate pur certi che avremmo avuto una pressante campagna mediatica in Occidente mirata a chiedere la testa del truce despota di Damasco, attraverso l’intervento dei prodi cavalieri della NATO, invece, a parte una sorta d’indignazione posticcia ed estemporanea, tutto tace.

Tacciono i grandi pensatori dell’export di democrazia, tacciono le varie (ed avariate) ONG, sempre pronte invece a gettar letame su Assad, tace quella fastidiosa retorica che dimostrò tutta la sua petulanza sia in Afghanistan, contro i Talebani, sia in Iraq contro Saddam Hussein, sia più di recente in Libia dove il bersaglio fu Gheddafi.

L’ipocrisia occidentale è visibile come un fungo atomico.

Il conflitto siriano, e le sue connessioni con quello in Iraq, il dato ormai inconfutabile che lo Stato Islamico sia uno strumento finanziato ed armato dall’Arabia Saudita e dalle altre petro/monarchie del Golfo nella loro Grande Guerra politica e confessionale contro l’Iran, ed il fatto, altrettanto inconfutabile, che l’eventuale vittoria di Assad ed alleati sia per l’Occidente preferibile a quella della sedicente “opposizione”, sono argomenti difficilmente sintetizzabili in un banale storytelling “buoni contro cattivi”, e l’imbarazzo dei nocchieri democratici, da Washington all’Europa, non può che essere nascosto da pesanti veline di disinformazione.

 

Gabriele Gruppo

 

 

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