Andare oltre: dal populismo ad un ideale per l’Europa (terza parte)

Andare oltre: dal populismo ad un ideale per l’Europa (terza parte)

La Germania è, de facto, il motore politico ed economico dell’amalgama raffazzonata di Stati e di Istituzioni denominata Unione Europea. Berlino in questi anni tumultuosi ha dettato la “linea del rigore” quale soluzione alla crisi dei debiti Sovrani dei PIIGS; Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, imprimendo il suo dirigismo nel risanamento dei conti pubblici di questi Stati, attraverso le iniziative della Commissione Europea e della Banca Centrale, il cui compito è stato quello di far applicare, sotto mentita forma di decisioni collegiali, quel che in realtà è stata in buona sostanza una lunga serie di diktat finanziari, e di pressioni politiche miranti al varo di tutte quelle “riforme” essenziali, a detta del mercato, sia per la messa in sicurezza delle finanze di quegli Stati, sia per renderli più “competitivi” nel reperimento di finanziamenti esteri, attraverso il ridimensionamento delle politiche sociali e d’intervento pubblico nei settori economici.

Pur riconoscendo alla Germania un’innata capacità di guida continentale, unica nel suo genere, anche oggi in mezzo a tanti vasi di coccio, riteniamo il suo agire in perfetta consonanza con i dogmi del neo liberismo: prevaricazione della finanza sull’economia reale e sulla politica, disintegrazione delle categorie produttive dipendenti attraverso precariato e compressione salariale, incentivazione di un’iniziativa privata ed individualistica mirante all’innestarsi della globalizzazione con sempre maggior forza, attraverso lo sposamento del baricentro d’azione economica, dal territorio nazionale ad ogni tipo di mercato potenzialmente più redditizio, sostituzione dell’ethnos differenziato ed identitario, con un mix di comunità allogene e di meticciato, al fine di creare un nuovo uomo/tipo europeo.

Berlino non ha fatto altro che riempire il vuoto dentro al contenitore chiamato UE, senza dover contendere una posizione dominante con nessun altro Stato. Così, quella che poteva essere, con il Nazionalsocialismo, una guida europea forte ed identitaria, mirante però al rispetto del patrimonio continentale diversificato, e di cooperazione socialista tra comunità nazionali simili, è divenuta oggi null’altro che la “prima della classe” in una scuola di neo liberismo.

Tuttavia, anche in Germania, sembra serpeggiare una crescente voglia di preservare non tanto un primato economico, o di supremazia interna all’UE, quanto la volontà di non autodistruggere la propria fisionomia, nel tentativo di seguire o di cavalcare la degenerazione imperante nel Vecchio Continente.

Così, anche la “prima della classe”, deve fare i conti con delle “stonature” interne, che vedono l’attuale classe dirigente guidata dal Cancelliere Merkel in deciso affanno elettorale.

In molti si sono limitati ad affermare che sia la crescente critica al modello d’integrazione UE, sia i grossolani errori sulla “questione migranti” del Governo tedesco, abbiano fornito combustibile al malcontento in Germania verso la propria classe dirigente.

C’è però da chiedersi se non sia il caso di andare oltre a questo tipo di semplicistica riduzione ad una sorta di “mal di pancia” passeggiero, quello che in realtà potrebbe essere il principio di un terremoto politico, dai connotati oggi ancora non definiti ma promettenti.

(segue)

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