La pianta, il frutto, e un giorno di notorietà

La pianta, il frutto, e un giorno di notorietà

Egregia Sig.ra Regeni,

Non sappiamo se lei mai leggerà queste nostre righe, e nemmeno ci importa molto, o se quello che è il nostro pensiero possa far breccia nella visione del mondo che la supporta, anche questo per noi di poco conto.

Avevamo scritto in un precedente articolo che non avremmo speculato su di una tragedia (la sua per intenderci) ma pur mantenendo questo nostro proposito, francamente la farsa cui abbiamo assistito nei giorni scorsi ha fatto scattare in noi la volontà di ribadire un pensiero che, sinceramente, alla lunga resterà molto di più che il clamore mediatico sulla vicenda di suo figlio.

Nei suoi riguardi, in seguito alla sua comparsata presso le Istituzioni, si sono scatenati i cantori del “politicamente coretto”, del progressismo d’accatto, in pratica, di tutto quel liquame pseudo idealista che dipinge “noi” asettici e democratici occidentali, come il “bene”, mentre gli “altri” come il “male”.

Un filmetto stucchevole, dalla trama banale, in cui una tragedia (la sua) scade nella farsa di un siparietto d’avanspettacolo già visto e rivisto.

Come siamo buoni “noi”, come siamo bravi “noi”, sempre pronti a dire agli altri dove sbagliano e come fare a redimersi, basta poco infondo, basta diventare come “noi”. Vero?

Omologarsi. Vero?

Il suo intervento, di cui tralasciamo l’incongruenza su certi parallelismi storici, non ha ricevuto critiche; tutti a versare inchiostro e a sperticare voce sul suo coraggio, la sua compostezza.

Nessuno in questa nazione d’ipocriti, men che meno coloro che l’hanno ospitata nella sede Istituzionale per la sua giornata di notorietà, si azzarderanno MAI a dirle la VERITA’. Quella VERITA’ che lei pretende, scritta su di uno striscione dai colori in tinta con il suo foulard, in una di quelle deboli manifestazioni estetiche che andranno ad addobbare i balconi di qualche Municipio o di qualche associazione terzomondista, quella VERITA’ che, invece, è già palese come un macigno: L’IRRESPONSABILIA’ SI PAGA!

L’irresponsabilità di credere che il pianeta sia l’ostrica di giovanotti troppo idealisti, benestanti ed un pochino superbi, che suppongono d’essere nel giusto a prescindere da dove si trovino.

Poco importa che l’Egitto non sia l’Italia, il mantra del “bene” che vince e del “male” che perde impregna le menti di chi, come suo figlio, va a cacciarsi dritto in una stanza buia, dove ci sarà sempre chi non ha nessun interesse o reverenziale rispetto per i cittadini del mondo, cui tutto sembra esser lecito.

La VERITA’ è che da una pianta che offre una certa linfa, ideologica e valoriale, non nascerà che un frutto conseguente. Quindi non chieda ad altri la VERITA’, ma la cerchi là da cui tutto è partito; ovvero da quell’humus in cui s’è nutrito il destino di suo figlio.

Mi creda, non passerà molto tempo che gli sciacalli politici che oggi la supportano si volatilizzeranno in cerca di altri santini da esibire presso i media. Suo figlio per giunta sarà morto per gente cui non importa un fico del suo sacrificio, visto che hanno già abbastanza rogne (e morti propri) da grattarsi per conto loro, ed un generale al potere che intende restarci per i prossimi decenni, con il benestare di NOI BUONI OCCIDENTALI.

E della VERITA’ su quel che è successo  a suo figlio, resteranno solamente delle immagini sbiadite, scialbe, un po’ come il giallo del suo foulard.

 

Cordialmente.

Gabriele Gruppo

 

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