Giù la maschera! (ultima parte)

Giù la maschera! (ultima parte)

In conclusione, possiamo ben dire che da una crisi geopolitica multipolare, si sta sviluppando non un semplice nuovo ordine regionale che coinvolgerebbe il Medio Oriente, frutto dello scontro interno all’Islam, bensì il prodromo di una destabilizzazione su più vasta scala, in cui l’Europa sarà volente o nolente costretta ad essere coinvolta in modo totale. In cui il risultato ultimo vedrà la disintegrazione delle certezze maturate da almeno un cinquantennio, e non certo il prevalere di una sorta di primato da super potenza democratica, cui l’Unione Europea sembra tenere tanto.

Quella che viene definita con un eccesso di faciloneria come la Prima Guerra Mondiale tra Iran ed Arabia Saudita, combattuta su fronti eterogenei e discontinui, sta già aprendo il Vaso di Pandora. Il cui contenuto non potrà che riversarsi sull’Europa, debole e non più asse delle decisioni che contano a livello planetario, il cui destino sembra essere quello di vivere ancora qualche anno di stasi, prima del sopraggiungere di vere e proprie ordalie. Gli USA non avranno nessun interesse a che tale processo non giunga a compimento. Il loro “secolo d’oro” è ormai finito, e non si profilerà certo nel breve termine una classe dirigente capace di replicare i risultati ottenuti in passato, quando Washington seppe sfruttare le divisioni d’Europa. Piuttosto, il destino degli Stati Uniti appare con sempre maggior certezza quello di una super potenza desiderosa di ritrovare una propria unità interna, prima che le contraddizioni che cova tra le sue articolazioni socio/economiche portino all’implosione del colosso Nordamericano.

Occorre sotto molti aspetti “ripensare la guerra” da parte di noi europei, in un’ottica lontana da quello che è stato il suo sviluppo nel XX secolo, ponendo con sempre maggior attenzione alle peculiarità rappresentate dalle sue nuove dinamiche.

L’ipocrita piagnisteo pacifista non fermerà la storia, e la storia sarà ancora una volta forgiata dalla lotta tanto per la sopravvivenza, quanto dal tentativo di prevalere tra forze contrapposte non conciliabili. Intervenire oggi in uno dei diversi fronti apertisi nell’area di frattura tra Africa e Medio Oriente, vorrà dire per l’Europa accelerare il proprio coinvolgimento in un conflitto non convenzionale, di più ampia portata, in cui il sedicente “nemico” si troverà anche entro i propri confini.

Dubitiamo fortemente che l’attuale sistema vigente sia in grado di comprendere tale prospettiva.

 

Gabriele Gruppo

 

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