Giù la maschera! (terza parte)

Giù la maschera! (terza parte)

Quel che pochi riescono a capire in Europa, è il cambio di paradigma delle guerre post moderne; conflitti che si stanno svolgendo in aree/faglia molto vicine ad essa, e che attraverso l’immigrazione saranno all’origine della disintegrazione dello status quo vigente nel Vecchio Continente.

E’ un problema che parte da lontano, già in nuce con il tentativo d’integrazione di masse allogene afro/asiatiche da parte delle ex potenze coloniali, motivato da principi universalistici di cittadinanza, e proseguito nella follia omologatrice ed anti identitaria che anima il processo d’integrazione europea.

Si continua ad ignorare la verità presso moltissimi livelli della nostra società e della nostra (sedicente) élite, una verità scomoda e pericolosa, se fosse compresa dai popoli europei: quel che oggi distrattamente vediamo accadere in Siria o in Libia sarà con un certo margine di verosimiglianza il futuro prossimo del nostro continente.

Attraverso l’utopistica integrazione di comunità extra europee nei nostri territori, si stanno gettando le fondamenta per la creazione di linee di frattura all’interno dei contesti nazionali, rappresentate da vere e proprie comunità organizzate, autonome ed autoreferenziali, capaci di ergersi al di sopra degli Stati/nazione o dei sistemi politici democratici, che ancora pensano di poter controllare i loro spazi di competenza attraverso l’ausilio di strumenti che, di fatto, hanno già da tempo mostrato tutta la loro inefficacia.

Perché dunque fare un parallelismo tra l’attuale situazione geopolitica mediorientale, ed un futuro ipotetico per l’Europa?

Semplice, perché lo scontro in ambito arabo/islamico presto travalicherà il proprio settore geografico, ed andrà a coinvolgere anche il ventre molle europeo. Il coinvolgimento più o meno diretto di nazioni appartenenti all’UE in conflitti come quello siriano o libico, o nella lotta allo Stato Islamico in Iraq, rappresenteranno solamente l’inizio, e quelli che oggi, con molta enfasi, sono definiti “attacchi alla nostra civiltà”, operati dai figli dell’integrazione, saranno una prassi diffusa di lotta post moderna, di guerra asimmetrica, in cui non esisterà un vero e proprio “fronte” in cui si confronteranno eserciti regolari, bensì aree di conflitto (verosimilmente urbane), intervallate da altrettante aree in cui si andranno a stabilizzare nuove forme di organizzazione politica e di controllo territoriale.

L’impreparazione generale al prefigurarsi di tale scenario è palese e sotto certi aspetti comprensibile, in quanto ancora riteniamo “lontano” e quasi estraneo alla nostra quotidianità ciò che avviene a poche ore dai confini sud/orientali del Mediterraneo. Decenni e decenni di benessere e di sub cultura pacifista hanno indebolito le difese identitarie dei principali popoli d’Europa, ridotti ormai ad una poltiglia storica e, come tale, destinata a subire un processo di traumatico e conflittuale “ritorno alla realtà”.

Non ci potrà essere soluzione al conflitto geopolitico in corso, data la natura di scontro multipolare che lo caratterizza, ed è giocoforza consequenziale il suo svilupparsi in senso geografico e strategico.

(segue)

Share

Lascia un Commento