Banche, responsabilità ed ipocrisia

Banche, responsabilità ed ipocrisia

In “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, famoso film d’animazione di qualche anno fa, l’anomalo neonato Baby Herman così recitava: “Questa storia puzza come il mio pannolino di ieri”.

Da quasi un mese ci torna in mente questa frase, a riguardo della vicenda dei quattro istituti di credito salvati da un tempestivo intervento governativo, il cui collasso definitivo rischiava di mettere a nudo non soltanto le criticità del sistema bancario nazionale, che ha molta immondizia sotto il tappeto, ma anche scoperchiare uno di quei tipici verminai italici in cui, per utilizzare sempre una metafora cinematografica, si viaggiava da sempre in una sorta di “Terra di Mezzo”, popolata da famiglie politiche e famiglie imprenditoriali, legate a territori ben definiti e ad interessi molto ben definiti.

Lo scandalo, se così lo possiamo ancora definire visto che si trattava di una prassi diffusa, è ormai noto, il codazzo polemico fin troppo enfatizzato non sta lasciando spazio a riflessioni più profonde.

Talmente enfatizzato quindi da far perdere più di un aspetto importante, che non sta solamente nel coinvolgimento del biondo crine del Ministro Maria “Etruria” Boschi, e relativa abbiente famiglia, bensì risiede nella dimostrazione di un’Italia che resta immutabile nell’ipocrisia del suo popolo e nel provincialismo del suo sistema.

Dovremmo renderci conto che Banca Etruria e Lazio, Banca Marche, Cari Chieti e Cari Ferrara, non sono affondate a causa di problematiche relative alla macro finanza globalizzata o per colpa della “cattiva Europa a guida tedesca”, bensì sono state spolpate dai loro stessi dirigenti, per servirne le carni a diversi commensali, tra i quali gli stessi dirigenti, in un succulento spezzatino composto da linee di credito per milioni e milioni di euro. E tutto questo senza che nessuno, e ribadiamo N-E-S-S-U-N-O, degli organi di vigilanza del sistema bancario e finanziario nazionale muovesse un dito, nonostante un particolare conclamato: “Tutti sapevano!”.

Dov’erano allora gli organi di vigilanza di Banca d’Italia e quelli della Consob se “tutti sapevano”?

Forse erano in overdose di camomilla, visto e considerato che, come sempre, sono intervenuti quando ormai i buoi erano scappati da anni dalla stalla!

Un copione già visto. Infatti, da inizio secolo ad oggi si contano in almeno una decina gli scandali di questo tipo, legati a certi comportamenti che definire “criminali” è poco ma che fanno parte del nostro sistema finanziario, e che coinvolgono sempre il connubio tra affari e politica. Banca 121, Popolare di Lodi, Cirio, Parmalat, bond argentini, Monte dei Paschi di Siena, solo per citare i casi più famosi di questi sedici anni, hanno tutti un unico fil rouge che li unisce, sempre uguale, ovvero la riprova che il sedicente “capitalismo” italiano è mediocre e straccione, nei personaggi coinvolti e nei risultati che ottiene.

Per questo ennesimo scandalo s’è per giunta mobilitato il governicchio al potere, ansioso non soltanto di ergersi a difesa di uno dei suoi esponenti più in vista, il griffato Ministro per le Riforme Istituzionali, ma altre sì ansioso di non perdere consenso in dei territori tradizionalmente portatori di consenso elettorale per la propria parrocchia politica, garantendo ai risparmiatori coinvolti una sorta di premio di consolazione o, per dirla con il Ministro Padoan, di “aiuto umanitario”. La difesa dei campi di raccolta elettorale del Partito Democratico è alla base di cotanto interventismo, altrimenti non si spiegherebbe come mai lo stesso governicchio non abbia pensato in quest’anno e mezzo di vita ad elaborare medesime coperture, magari retroattive, verso coloro che ebbero il ruolo di “parco buoi” da macello in precedenti scandali, e che ancora oggi, dopo anni, sono in ballo tra tribunali ed avvocati.

La questione è rovente, la posta in gioco per il Governo Renzi è quella di passare per il protettore dei risparmiatori truffati, aggiudicandosi un certo margine di consenso elettorale, che dovrebbe travalicare i ristretti confini dei territori coinvolti. L’ansia di raggiungere tale obiettivo ha portato Palazzo Chigi a scontrarsi con l’Unione Europea, rea di porre regole troppo stringenti, cosa che fa sempre molta presa sull’italiano/medio.

Comodo alibi, peccato che nessuno vuol rammentare il piccolo particolare che, in sede di contrattazione europea di tali vituperate regole, i rappresentanti italiani non abbiano mai posto nessuna obiezione a tempo debito. Tutti i partiti politici italici hanno poi votato, senza distinzione, compresi i vari Meloni e Salvini che oggi fanno le mezze vergini, l’approvazione delle famigerate regole in seno al Parlamento Europeo.

A riprova della sciatteria della nostra classe politica che se ne va in giro, per l’Europa e per il globo, a rappresentare l’Italia, avendo quale compito principale (ma teorico) di fare i nostri interessi.

In tutta questa vicenda poi, l’ennesima e se vogliamo non ultima, ci appare per giunta surreale la figura dei risparmiatori coinvolti dal collasso delle quattro banche in oggetto.

Possiamo concedere l’attenuante a chi, in anni pima della crisi, si sia lasciato coinvolgere in vicende di malaffare finanziario, in quanto erano anni diversi, in cui poteva essere presente un giustificabile grado di inconsapevolezza o di eccesso di fiducia, ed una sottovalutazione di quanto la speculazione in titoli sia pericolosa per i capitali investiti da chi non mastica finanza tutti i giorni.

Francamente però, dopo tutti gli scandali che l’Italia ha visto in questo settore e ben sette anni di crisi economica, non poteva sorgere il sospetto, in uno di questi risparmiatori truffati, che acquistare titoli così vantaggiosi (abbiamo sentito dai diretti interessati su Radio 24 che le obbligazioni di Banca Etruria e Lazio potevano fruttare anche il 7% sul capitale investito), in piena crisi finanziaria mondiale, poteva celare una colossale fregatura?

Non è accettabile sentir dire che con la propria banca si aveva una sorta di fideistico rapporto fiduciario. Le banche non sono degli enti caritatevoli o disinteressati, sono soggetti che hanno come fine quello di farsi gli affari propri, lasciando le briciole di quel che capitalizzano a coloro che, dal basso dei loro portafogli, contribuiscono solamente a fare massa. Chi fa massa è, da sempre, il “parco buoi” sacrificabile, quello che deve essere coccolato nel limite di quanto potrà farsi un domani fregare, o su cui scaricare le perdite.

Non deve esistere nessun rapporto di fiducia ad oltranza con chi gestisce per mestiere i soldi altrui. Se si vuol veramente risparmiare, e difendere i propri risparmi, non bisogna avere “fiducia” ma dimostrare “prudenza”. Altrimenti si finisce con le braghe calate, e chi ha lucrato in modo fraudolento resta al proprio posto, coperto proprio da quella politica che oggi compie opera di cerchiobottismo.

Se, per concludere, credete davvero che alla fine di tutto ci sarà chi pagherà per questo scandalo finanziario siete degli illusi. Per giunta all’orizzonte, dalle parti di Vicenza, si sta profilando un nuovo costoso colpo alla “fiducia” dei risparmiatori, ed anche lì ne sentiremo di cotte e di crude.

Se vi piace il libero mercato, questo è nella sua essenza.

 

Gabriele Gruppo

 

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