Giù la maschera! (seconda parte)

Giù la maschera! (seconda parte)

Francia e Gran Bretagna, le due ex potenze coloniali che giusto un secolo fa ridisegnarono, secondo le loro prerogative imperialistiche, la carta geografica del Medio Oriente con l’Accordo Sykes-Picot (1915/1916), che avrebbe dovuto riorganizzare l’area sulle macerie del defunto Impero Ottomano.

L’Europa colonialista, e non ultimo il colosso a stelle e strisce, non hanno mai compreso quanti danni abbiano provocato nel corso del XX secolo, ed anche in quello successivo, le loro miopie nell’approccio con una regione complessa, popolata da culture millenarie, che da sempre furono soggette a poteri di natura universale, come quello ottomano, e di altre grandi realtà politiche precedenti. L’imposizione di modelli organizzativi fondati sui precetti dello Stato/nazione, retti comunque da regimi autoritari che fungevano da collante tra etnie e confessioni religiose, e la recente velleità di “esportare” la democrazia rappresentativa attraverso la sedicente “Primavera Araba”, supponendo in modo erroneo che fosse tramontata l’epoca dei rais, sono alla base del disastro cui stiamo assistendo, fin dalle sue ripercussioni dopo la caduta di Saddam Hussein in Iraq ad opera degli USA. Non potevamo attenderci altro, così com’era scontato quanto velleitario fosse il processo di transizione, che ha visto l’Occidente bloccato dai propri errori di valutazione politica e strategica.

Dalla presa d’atto statunitense di non poter più gestire la transizione dell’Iraq post Saddam Hussein, avvenuta durante il primo mandato del Presedente Barack Obama (2009/2012), passando attraverso la torbida fase delle sedicenti “Primavere Arabe”, fomentata oltre che dalla perniciosa Casa Bianca anche da Francia e Gran Bretagna, fino all’attuale dorsale di tensione che attraversa il Medio Oriente, il Maghreb, giungendo fino al cuore dell’Africa sahariana e sub-sahariana, è andata evolvendosi una nuova modalità di confronto tra potenze, che nulla ha a che vedere con quelle che dovevano essere le prospettive ipotizzate dalle principali cancellerie occidentali per il “nuovo” Medio Oriente e per tutto il panorama arabo/islamico.

L’attuale situazione geopolitica e militare in diversi settori che caratterizzano un’area geografica vastissima, sono a dir poco inquietanti. Dentro le guerre civili che si stanno svolgendo in Mali, in Libia, in Siria, nello Yemen, e in quella che potremmo ben definire la liquefazione dell’Iraq, si stanno svolgendo confronti diversificati tra potenze di diverso grado, in cui ogni attore protagonista si muove entro il proprio raggio di proiezione geopolitica.

Stati/nazione falliti come Siria, Libia e Yemen sono ormai il tavolo da gioco in cui le pedine sul campo si muovono in base alle direttive di forze esterne. Come non vedere, ad esempio in Siria, il fronteggiarsi di ben quattro diversi blocchi di pressione; Turchia ed Arabia Saudita muovono le fila dello Stato Islamico e di frattaglie etno/confessionali come i turcomanni. Russia ed Iran sostengono il Presidente Bashar al-Assad e del suo esercito lealista. Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna cercano di far sopravvivere i loro malandati alleati, frutto artificiale della “Primavera Araba” in Siria. Ed in fine i curdi, che non hanno uno Stato vero e proprio, o meglio, non sono un’entità giuridicamente riconosciuta, ma che combattono una loro personale guerra tanto contro l’IS, quanto contro la Turchia.

(segue)

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