Giù la maschera! (prima parte)

Giù la maschera! (prima parte)

Tutti gli sviluppi attuali della crisi mediorientale hanno ampiamente confermato quel che sosteniamo da tempo; ovvero che è in atto uno scontro multipolare interno all’Islam, che ne rivela la differenziazione quale matrice ideologica di modelli politici. Scontro che vede come attori principali le “anime” interne al Mondo arabo/islamico: Iran, Turchia ed Arabia Saudita, supportate da una ridda di poteri e soggetti altri rispetto al contesto, il cui fine è quello di progettare un nuovo Medio Oriente, capace di rappresentare con chiarezza, nel limite del possibile, sia gli equilibri regionali di potenza profilatisi in questo inizio secolo, sia la possibilità di riproporre in altri contesti globali, come in Africa ad esempio o in Asia centrale, i metodi con cui tali equilibri si stanno affermando in loco.

Metodi discutibili?

Ciò sembrerebbe fuor di dubbio per coloro che vedono tutto o “bianco” o “nero”, ma la capacità di produrre risultati ottimali, attraverso tali metodi “discutibili”, potrebbe avere seguito nel futuro prossimo, quando magari diversi saranno i fattori scatenanti di una nuova crisi, attraverso scontri di ben altra levatura, capaci però di coinvolgere nuovamente le potenze globali nell’ambito di attriti tra potenze regionali o settoriali, da esse supportate in modo più o meno diretto.

Nell’ambito della crisi mediorientale va, infatti, constatato quanto l’intervento massiccio sia in ambito diplomatico che militare, con cui la Russia sta mostrando le proprie carte nel conflitto siriano, abbia portato in un breve lasso di tempo anche altre potenze globali a muoversi con identica modalità, spinte dalla necessità di porre a loro volta sul tavolo le proprie istanze. Un processo che era inevitabile, vista l’importanza dell’area in oggetto.

In quest’ottica si stanno già parzialmente muovendo Francia e Gran Bretagna, dopo aver “sonnecchiato” per anni nell’attesa che da oltre Atlantico si profilasse qualche idea. Queste due potenze d’Europa, seppur limitate nel loro agire dalla necessità di dover giustificare presso l’opinione pubblica di riferimento, i motivi fondanti l’eventuale intervento diretto in Medio Oriente, sembrano essere intenzionate ad imprimere un’accelerazione agli eventi. Con però una piccola difficoltà di fondo.

Rispetto alla Russia, infatti, in cui l’élite al potere può contare su di un consenso popolare di stampo nazionalista abilmente incentivato, Francia e Gran Bretagna sono obbligate a confrontarsi non tanto con un “popolo” fortemente identitario, bensì con un tipo di “società” fin troppo articolata e polifonica, molto sensibile alla ricerca di una giustificazione o di una motivazione, quando si tratta di esporsi militarmente in un contesto di guerra.

Gli attentati di stampo jihadista nel cuore della Francia hanno offerto alla Presidenza Hollande di motivare un implemento della proiezione militare francese in Medio Oriente, seppur al momento limitata alle azioni di bombardieri, e non ad una presenza sul territorio. Tuttavia la prospettiva di breve/medio termine anche di un graduale coinvolgimento di forze terrestri francesi non è da ritenersi infondata, vista la richiesta di Parigi presso alcuni alleati interni all’UE, Germania in primis, di poter avere un supporto in altri contesti di proiezione francese, come in Mali, al fine di poter reindirizzare parte delle proprie truppe verso il teatro siriano o iracheno.

(segue)

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