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	<title>Contro In Formazione</title>
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	<description>Informare per Formare</description>
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		<title>L&#8217;occhio del male</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 19:04:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Druido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[bolla]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<category><![CDATA[speculazione]]></category>

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		<description><![CDATA[
La ricetta per uscire dalla grande crisi: crearne tante altre
Di bolla in bolla abbiamo trascorso gli ultimi 12 anni tra euforia e depressione. L&#8217;euforia ce la procurava la bolla man mano che si gonfiava. La depressione ci assaliva tutte le volte che la bolla scoppiava: come dopo la mania di Internet nel 2000; dopo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="crisi" src="http://img137.imageshack.us/img137/5535/crisigreca400x300.jpg" alt="" width="400" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La ricetta per uscire dalla grande crisi: crearne tante altre</strong></p>
<p>Di bolla in bolla abbiamo trascorso gli ultimi 12 anni tra euforia e depressione. L&#8217;euforia ce la procurava la bolla man mano che si gonfiava. La depressione ci assaliva tutte le volte che la bolla scoppiava: come dopo la mania di Internet nel 2000; dopo che i prezzi delle case, in America, in Gran Bretagna, Spagna o in Australia, ricominciavano a scendere dal 2007; dopo che tutta la liquidità che s&#8217;era creata in anni di euforia finanziaria era diventata carta straccia tra il 2007 e il 2008. E la depressione che ci hanno procurato le ultime due bolle ha rischiato di non essere solo psicologica, perché da quella che è stata definita la peggior recessione dagli anni Trenta a una nuova Grande Depressione il passo era breve. Secondo qualche economista, non è detto che non possa ancora accadere.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Alan Greenspan, il presidente della Fed che per quasi 20 anni ha guidato la politica monetaria americana e condizionato quella di mezzo mondo, ha sostenuto che le bolle speculative non si possono prevedere e tanto meno curare.</strong> </span>Può darsi che abbia ragione, e dello stesso parere è anche il suo successore Ben Bernanke. Forse è un caso, ma le ultime 3 bolle sono scoppiate o, quanto meno maturate, proprio durante il mandato di Greenspan. E non può essere attribuito alla sorte se gli ultimi 20 anni sono stati particolarmente critici per la finanza internazionale: in balia dei derivati, con il culto del debito, anzi della leva finanziaria come lo si definiva per dargli una connotazione virtuosa. Ma un ventennio (ed oltre) in cui la finanza ha predominato su tutte le attività industriali e commerciali, ha potuto affermarsi perché sono mancate le regole e agli alchimisti (ingegneri finanziari nel lessico di Wall Street) sparsi nelle banche d&#8217;affari e commerciali s&#8217;è lasciato fare di tutto: in nome del profitto, del valore per l&#8217;azionista e persino della finanza &#8220;democratica&#8221;, quella dei mutui subprime.</p>
<p>Se Greenspan, nel 1996, invece di limitarsi a denunciare l&#8217;esuberanza irrazionale delle borse avesse tre anni dopo ribadito la demenzialità delle quotazioni dei titoli Internet e tecnologici e intrapreso qualche azione per frenare l&#8217;eccessiva liquidità dei mercati, forse lo scoppio della bolla sarebbe stato meno fragoroso. Se nel 2005 anziché chiamare «schiuma» l&#8217;effervescenza del mercato immobiliare Usa l&#8217;avesse definita senza eufemismi, e se invece di lamentare la stranezza di alcune cartolarizzazioni di mutui e la generica pericolosità di certi derivati avesse intrapreso qualche misura per circoscrivere il fenomeno, forse si sarebbe potuto limitare i danni.</p>
<p><strong>Cina, 65 milioni di case invendute</strong><br />
Di bolle se ne sono viste crescere e scoppiare tante fin dal XVII secolo. Altre ne vedremo in futuro e qualcuna probabilmente ce l&#8217;abbiamo già sotto gli occhi: <strong><span style="color: #ff0000;">quella immobiliare in Cina, quella sull&#8217;oro e forse pure sui titoli di stato. </span></strong>Pur concordando con Greenspan che una bolla si riconosce solo quando scoppia, in tutti e tre i casi si possono leggere i sintomi di una anomala rincorsa dei prezzi. Nel caso cinese c&#8217;è anche una sorta di riconoscimento ufficioso. La settimana scorsa l&#8217;autorità bancaria di Pechino, nel proporre un nuovo stress test per gli istituti di credito del Paese, ha suggerito uno scenario &#8220;estremo&#8221; in cui i prezzi delle case potrebbero crollare fino al 60%. Se il prezzo degli appartamenti costruiti in gran numero nei palazzoni di Pechino e Shanghai dovesse crollare del 60%, rischierebbero il fallimento quasi tutte le società sponsorizzate dallo stato e con esse le banche che le hanno finanziate. Le indicazioni dell&#8217;autorità bancaria sono un&#8217;ammissione implicita che esiste una bolla speculativa.</p>
<p>S&#8217;è costruito oltre ogni ragionevole criterio nelle città cinesi e lo s&#8217;è fatto perché gli immobili sono l&#8217;attività che rende più di tutte. I prezzi delle case sono triplicati in pochi anni e un piccolo appartamento a Shanghai costa oltre 200mila $, quando il reddito medio di una famiglia è di 4mila $ all&#8217;anno. I terreni, attorno a Pechino, sono saliti del 750% dal 2003 e metà del rialzo è avvenuta negli ultimi due anni. Un numero crescente di municipi ha creato «veicoli d&#8217;investimento» che s&#8217;indebitano presso le banche (possedute dallo stato) per costruire infrastrutture e immobili. <strong><span style="color: #ff0000;">Solo nel 2009 le banche hanno prestato 1.400 miliardi di $, gran parte dei quali sono finiti in case e terreni. Il risultato è che, come racconta il South China Morning Post, vi sono 65 milioni di abitazioni vuote sparse nelle maggiori città del paese.<br />
</span></strong><br />
Non ricordano nulla quei «veicoli d&#8217;investimento»? Ma certo i Siv e i Conduit americani, quelle società finanziarie fuori bilancio con cui banche, assicurazioni e holding varie s&#8217;indebitavano per emettere e commercializzare mutui casa e anche immobili. Travolte dalla crisi del 2007-2009 nei paesi occidentali, ora queste fantasiose costruzioni contabili proliferano e trionfano in Cina. Vuoi vedere che si ritrovano anche i medesimi prodotti dell&#8217;ingegneria finanziaria anglosassone, come i Cdo, i Clo, i titoli salsiccia di cui s&#8217;è parlato nella seconda puntata (8 agosto)? Eccoli infatti: cartolarizzazioni su crediti per 5.900 miliardi di yuan (quasi 900 miliardi di $) solo nel primo semestre 2010, il 28% in più delle cifre ufficiali, secondo uno studio di Fitch. Buona parte di questi crediti sono stati impacchettati e reinpacchettati in Cdo da veicoli finanziari creati fuori bilancio, da una dozzina di grandi banche cinesi, per essere venduti a investitori d&#8217;ogni sorta, compresi i piccoli. «In un clima di così scarsa trasparenza – annota l&#8217;agenzia di rating – questi comportamenti potrebbero portare a una considerevole riduzione della liquidità o addirittura a una crisi del credito».</p>
<p><strong>Oro e bond, che passione!</strong><br />
<strong><span style="color: #ff0000;">Visto quello che è successo negli Usa o in Gran Bretagna, come si fa ad escludere un nuovo crack cinese? Essendo in quel paese tutto controllato dallo stato ed avendo lo stato cinese meno debiti delle nazioni occidentali, possiamo aspettarci un immenso salvataggio pubblico dell&#8217;economia. Certo, ma con quali conseguenze sulla crescita mondiale?</span></strong><br />
Al confronto, meno pericolosa appare la bolla sull&#8217;oro: in questo caso a rimetterci dovrebbero essere coloro che hanno investito a 1.250 dollari (+70% in 18 mesi) nella convinzione che quel metallo fosse l&#8217;unico bene rifugio della Terra. E invece le quotazioni sono salite, non solo perché si cercava di scappare dalle azioni e dai bond greci, ma anche perché a forza di accaparrarlo ha finito per diventare una rarità. Di titoli di stato, invece, ce n&#8217;è una quantità enorme in giro e ancor di più ce ne saranno nei prossimi anni poiché i debiti sovrani, dopo la crisi finanziaria e la recessione, sono destinati ad esplodere. Quello americano potrebbe superare abbondantemente il Pil e diventare in termini relativi più pesante di quello italiano (si veda la terza puntata dell&#8217;11 agosto). A dispetto di un&#8217;offerta crescente, tutti lo comprano e i rendimenti dei decennali sono crollati dal 4% di 4 mesi fa al 2,8%. Quelli dei titoli a due anni (0,51%) sono ai minimi da sempre. Anche il Bund tedesco offre appena il 2,5% e non si ha ricordo di rendimenti così bassi nemmeno nel corso delle peggiori recessioni.</p>
<p>Gli investitori sostengono che Bond e Bund sono un investimento sicuro. Ma a ben guardare tutta questa euforia ricorda un poco la corsa ad accaparrarsi i bulbi di tulipano nell&#8217;Olanda del 1620-30 o la smania per le azioni Internet di 11 anni fa. I titoli di stato si acquistano perché c&#8217;è incertezza sull&#8217;economia, ribattono alcuni investitori. Se davvero fosse così, si starebbe profilando la peggior recessione degli ultimi cento anni. E se fosse così, perché mai starebbero allegramente salendo le borse, come sta avvenendo da inizio luglio? Forse che la bolla si stia invece gonfiando a Wall Street?</p>
<p>fonte www.ilsole24ore.it</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Invitiamo i lettori di questa notizia, nel porre particolare attenzione a quel che abbiamo evidenziato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;essenza dell&#8217;economia mercatistica e finanziaria, il suo occhio maligno che si apre sul mondo, sta nell&#8217;analisi di uno dei suoi fautori,</strong> <strong>Alan Greenspan ex nume della Fed: </strong><span style="color: #ff0000;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong><em>Le &#8220;bolle&#8221; speculative non si possono né prevedere, né curare</em>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E allora, tutti quei bei discorsi sulle nuove regole da inventare, campati per aria nei vertici tra i governi più influenti del pianeta, e che dovrebbero essere in grado di arginare i rischi di certe operazioni, rappresentano quindi solo il classico fumo negli occhi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non ne avevamo dubbi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Risulta infatti impossibile dare un codice comportamentale a quella forma di cupidigia umana, portata all&#8217;eccesso, chiamata &#8220;mercato&#8221;. Come si può regolamentare quello che per sua ammissione teorica, ed applicazione giornaliera, si nutre di darwinismo puro, e le cui brame sono in continuo divenire.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Solo uno sciocco può pensare di poter domare una bestia simile, che andrebbe solo abbattuta senza pietà.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Evidentemente gli uomini al timone delle nostre comunità non son del tutto savi, visto che ritengono di poter agire da domatori della bestia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con ciclicità periodica, sempre più ravvicinata, giungono segnali di preoccupazione per la tenuta del <em>sistema </em>vigente<em>. </em>Anche in questo articolo, come in quelli precedenti da noi trattati, si palesa il rischio che proprio l&#8217;<em>economia del fantastico</em>, in piena espansione, imploda sotto il peso della sua stessa  bramosia di sviluppo, e che la voragine prodotta si trascini dietro tutte le nostre certezze materiali, in piedi da troppo tempo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dovrebbero essere udite come sinistre campane d&#8217;allarme, quelle suonate da chi ammonisce che in Cina i fondamentali economici, la capacità produttiva, e la speculazione d&#8217;ogni livello, stanno uscendo dai binari, e stanno per far deragliare un treno grande quanto un continente, ed in cui abita quasi 1/4 della popolazione del pianeta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eppure non vediamo reazioni di rilievo, non scorgiamo preoccupazioni di sorta, solo una penosa sceneggiata di attori mediocri, che un destino fin troppo generoso ha posto alla guida di Stati e nazioni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non ci stancheremo MAI di ripetere quanto sia da noi atteso con gioia, il momento in cui comincerà l&#8217;Alto Medioevo economico del XXI secolo. Quando ogni speranza di &#8220;crescita&#8221; in punti di PIL, o di conquista di mercati emergenti, sarà ricordata solo come una follia da non più ripetere in futuro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non è millenarismo para religioso il nostro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Semplicemente la più realistica prospettiva che ci attende, distillata dall&#8217;osservazione degli eventi i corso d&#8217;evoluzione. Eventi che non recano certo nulla di positivo per chi anela al perdurare dello <em>status quo</em>. L&#8217;Occidente, l&#8217;Europa, saranno le prime aree del pianeta a sfiorire di fronte all&#8217;opulenza vagheggiata dall&#8217;<em>economia del fantastico</em>. Non disperiamo però, sarà una fortuna essere tra i primi a patire le durezze di una nuova epoca.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gabriele Gruppo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>La zoccola dura&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 15:07:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Druido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Per riderci su...]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
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		<category><![CDATA[circoli della libertà]]></category>
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		<category><![CDATA[Generazione Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Alta tensione tra i finiani e il Pdl
«Pronti gli squadristi anti-Fini»

L&#8217;accusa di Generazione Italia: «La Brambilla prepara pullman di contestatori per domenica». E lei querela
(&#8230;) Intanto si alza la tensione in vista dell&#8217;appuntamento di domenica della Festa Tricolore a Mirabello, quando Fini tornerà a parlare in pubblico: Generazione Italia, il think thank vicino al presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" title="zoccola" src="http://img256.imageshack.us/img256/9126/locandinajl.jpg" alt="" width="300" height="375" /><strong>Alta tensione tra i finiani e il Pdl<br />
«Pronti gli squadristi anti-Fini»<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;accusa di Generazione Italia: «La Brambilla prepara pullman di contestatori per domenica». E lei querela</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(&#8230;) Intanto si alza la tensione in vista dell&#8217;appuntamento di domenica della Festa Tricolore a Mirabello, quando Fini tornerà a parlare in pubblico: Generazione Italia, il think thank vicino al presidente della Camera, denuncia il tentativo da parte del Pdl, e del ministro Michela Vittoria Brambilla in qualità di responsabile dei circoli della libertà, di organizzare dei pullman con dei militanti convocati appositamente per contestare l&#8217;ex leader di An: «Sono squadristi, usano metodi degni dei comunisti» attacca l&#8217;associazione dal proprio sito Internet.</p>
<p><strong>«SQUADRISTI IN AZIONE» -</strong> «Gli squadristi della libertà sono pronti a organizzarsi per contestare Fini» si legge nello spazio web dell&#8217;associazione, dove campeggia una enorme stella rossa che copre il simbolo del Pdl. «Se mai servisse una conferma della deriva sinistrorsa/comunistoide del Pdl &#8211; scrive il sito dei finiani &#8211; ecco a voi l&#8217;ennesima conferma. Stamane riceviamo una telefonata: un nostro amico napoletano ci informa che è stato contattato da un consigliere provinciale del Pdl che gli ha fatto una richiesta particolare. Choc, aggiungiamo noi. &#8220;Stiamo organizzando con la Brambilla una contestazione a Fini quando parlerà a Mirabello. Riesci a riempirmi un pullman? È tutto a spese del partito&#8221;». «Gli daranno anche il panino, in puro stile CGIL &#8211; scrive ancora Generazione Italia &#8211; E magari anche un libretto rosso con tutte le istruzioni per contestare il nemico del popolo. Siamo davvero arrivati a un punto bassissimo: il ministro del Turismo, invece di organizzare pullman di turisti stranieri alla volta della Provincia di Ferrara, nella magnifica Terra degli Estensi, perde tempo a organizzare pullman di squadristi della Libertà (?!?) per contestare la terza carica dello Stato. D&#8217;altronde, cosa potevamo attenderci da un Ministro del Turismo che trascorre le proprie vacanze in Francia? Siamo alle comiche finali &#8211; conclude Generazione Italia riprendendo la celebre frase che Gianfranco Fini pronunciò nei confronti di Silvio Berlusconi &#8211; e questa volta per davvero».</p>
<p><strong>LA REPLICA E LA QUERELA &#8211; </strong>La ministra Michela Vittoria Brambilla ha però deciso di reagire passando alle carte bollate e dando mandato ai propri legali di querelare «chi ha formulato tali contenuti diffamatori e di chi eventualmente ne darà diffusione». Non solo. «Tutti noi eletti nel Popolo della Libertà &#8211; continua l&#8217;esponente del governo &#8211; abbiamo stretto un patto con gli elettori che è imprescindibile e che deve essere rispettato. E non fa certo parte del programma sottoscritto il continuare con simili meschini attacchi che testimoniano solo la pochezza e la scarsità di contenuti politici di chi li compie. Quanto accaduto oggi mi pare, semmai, un palese tentativo di mettere le mani avanti, creando un alibi con il quale giustificare le contestazioni che, evidentemente, gli esponenti finiani si aspettano di ricevere a Mirabello da parte dei tanti militanti dell&#8217;ex An che ben si sono guardati dal seguire le loro posizioni» (&#8230;)</p>
<p style="text-align: justify;">fonte www.corriere.it</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Premessa: &#8220;zoccola&#8221; femminile di &#8220;zoccolo&#8221;&#8230;non pensate a cose pruriginose, o a mancanze di rispetto nei riguardi di cotanta determinata Ministra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La fulva Brambilla si lancia in proclami bellicosi, ed in preda al <em>furor </em></strong><strong><em>berluscones</em> (di cui non dubitavamo l&#8217;esistenza) decide di contrastare muscolarmente i &#8220;traditori&#8221; finiani che fan festa tricolore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alle accuse di muovere marce di militanti più realisti del re, risponde con le carte bollate, certo, ma anche con la conferma implicita d&#8217;essere dietro le fila di una eventuale contestazione in quel di Mirabello.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vuol fare la dura, mostrare all&#8217;Italia che esiste uno zoccolo compatto nel Pdl, e che quando serve fa quadrato a difesa del &#8220;piccolo padre&#8221; della libertà. </strong><strong><strong>Mentre gli altri, i finiani, sono solo dei profittatori, che hanno tradito il &#8220;sacro&#8221; mandato elettorale, il quale, tra le altre cose, prevede di spegnere il cervello ogni qual volta ci siano questioni più rilevanti del processo breve.</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong><em>Disoccupazione </em>e <em>crisi economica, </em>non sembrano infatti parole note ai paladini di Arcore.<br />
</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Intanto, gli opliti del Presidente Fini, altri fenomeni da baraccone, si preparano per Domenica ad eventuali contestazioni eterodirette, e contrattaccano mediaticamente il nemico.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Squadrista&#8221; e &#8220;comunista&#8221;, sono gli aggettivi declinati al negativo più gettonati nelle bordate usate dal sito di Generazione Italia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Libertà&#8221; è invece la parola di cui si fa un abuso improprio, visto che in tutta la vicenda, secondo noi, non v&#8217;è nulla che rischi di compromettere la &#8220;libertà&#8221;. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Semmai l&#8217;unica cosa che risulta compromessa, e da un bel pezzo, è l&#8217;intelligenza degli attori in questa ribalta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gabriele Gruppo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
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<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
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		<title>Foro romano&#8230;e non solo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 18:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Druido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio]]></category>
		<category><![CDATA[derivati]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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Inchiesta sui derivati-bidone al comune di Roma. La mappa delle indagini in 53 enti pubblici

I contratti su derivati stipulati dal Comune di Roma tra il 2003 e il 2007 sono al vaglio della Procura della capitale che indaga, per ora contro ignoti, per l&#8217;ipotesi di reato di truffa aggravata. L&#8217;inchiesta, come apprende il Sole 24 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="urbe" src="http://img191.imageshack.us/img191/8972/imbuto.jpg" alt="" width="400" height="284" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Inchiesta sui derivati-bidone al comune di Roma. La mappa delle indagini in 53 enti pubblici<br />
</strong><br />
I contratti su derivati stipulati dal Comune di Roma tra il 2003 e il 2007 sono al vaglio della Procura della capitale che indaga, per ora contro ignoti, per l&#8217;ipotesi di reato di truffa aggravata. L&#8217;inchiesta, come apprende il Sole 24 Ore, è partita un anno fa e si sta concentrando sui contratti stipulati dal Campidoglio con sette istituti di credito: <strong><span style="color: #ff0000;">Ubs, Deutsche Bank, JP Morgan, Morgan Stanley, Dexia, Banca Opi e Barclays.</span> </strong>Nei mesi scorsi le indagini, affidate al procuratore aggiunto Paolo Ielo, hanno subito un&#8217;accelerazione.</p>
<p>In Procura sono stati sentiti come testimoni non solo i funzionari del Comune (all&#8217;epoca amministrato da Walter Veltroni) e i manager delle banche che si occuparono della stipula dei contratti, ma anche alcuni componenti della giunta guidata da Gianni Alemanno, per capire le motivazioni dello smantellamento della struttura incaricata di occuparsi dei derivati creata dalla precedente amministrazione. Nel frattempo gli uomini della Guardia di Finanza hanno acquisito tutta la documentazione in possesso del Comune. Adesso tutto il materiale è al vaglio degli inquirenti. Il sospetto, rivelano fonti vicine all&#8217;inchiesta, <span style="color: #ff0000;"><strong>è che si siano verificate irregolarità e che le banche possano avere lucrato ingenti commissioni occulte</strong></span>, in analogia con quanto si ipotizza nell&#8217;inchiesta sui derivati del Comune di Milano (vai alla mappa delle indagini sui derivati).</p>
<p>Tra il 2003 e il 2007 il Campidoglio ha stipulato contratti su derivati per un valore di svariati miliardi di euro. Nel 2003 il Comune lancia un primo prestito obbligazionario da 1,4 miliardi, al tasso fisso con cedola annua pari al 5,375%, articolandolo in tre tranche successive, una da 600 milioni e due da 400. A fronte dell&#8217;emissione di tipo bullet, il Comune stipula operazioni in derivati per ricreare un piano di ammortamento del nozionale. A tal fine il Campidoglio si avvale di due strumenti: un amortising swap, e un sinking fund, vale a dire un fondo di ammortamento del debito. Attraverso l&#8217;amortising swap il Comune riceve annualmente un flusso prefissato necessario al pagamento della cedola in cambio di una quota di ammortamento del debito e di una quota di interesse passivo. Le quote di capitale versato sono depositate su un sinking fund di proprietà della banca sul quale il Comune vanta un pegno di diritto reale, che immunizza il rischio legato alla controparte bancaria, ma lascia esposti al rischio di credito degli investimenti del fondo, scelti dalla Banca. La struttura di amortising viene creata con tre operazioni su derivati: il 12 dicembre 2003 viene stipulato uno swap con Ubs per un nozionale di 600 milioni; il 7 dicembre 2004 viene negoziato con Jp Morgan uno swap &#8220;fisso contro fisso step up&#8221; per un nozionale di 200 milioni e il 17 dicembre un analogo contratto con controparte Deutsche Bank (poi sostituita, per inadempienza, con Jp Morgan); uno swap &#8220;fisso contro variabile&#8221; da 400 milioni con Ubs il 23 novembre 2005. Il 28 dicembre 2007 l&#8217;emissione obbligazionaria viene modificata, prolungando la scadenza di oltre 15 anni, fino al 27 gennaio 2048, il tasso annuo è ridotto al 5,345%.</p>
<p>Per questo motivo il 22 febbraio 2008 le operazioni in derivati vengono rinegoziate. Il comune stipula quattro swap &#8220;fisso contro fisso step up&#8221;: uno da 200 milioni con Dexia e tre da 400 milioni l&#8217;uno con Barclays, JP Morgan e Ubs. Al vaglio della Procura ci sono anche i contratti relativi a i mutui. Al 31 dicembre 2008 risultava inoltre in capo al Comune un portafoglio di swap su mutui per un nozionale complessivo di 1,5 miliardi stipulati con Morgan Stanley (tre contratti), Banca OPI, Dexia-Crediop e Ubs. Nell&#8217;ultima relazione, risalente al 12 maggio scorso, la Sezione di controllo per il Lazio della Corte dei conti ha rilevato che <strong><span style="color: #ff0000;">«il valore di mercato (mark to market) delle operazioni stipulate dal Comune di Roma inserite nel piano di rientro ammontava complessivamente, come già indicato, a un valore negativo per 147 milioni; lo stesso valore aggiornato al mese di settembre 2009 ammonterebbe a -73,8 milioni»</span></strong>. La Corte rileva poi che «per il Comune di Roma, si nota una forte concentrazione su un singolo intermediario: la distribuzione del capitale residuo dei derivati vede un 45,5% del totale in capo a Ubs, mentre gli altri intermediari (Dexia Crediop JP Morgan, Barclays) rappresentano ciascuno quote oscillanti tra il 12-13% (Morgan Stanley 3%)».</p>
<p>L&#8217;indagine del procuratore aggiunto Ielo è partita la scorsa estate. Due i filoni d&#8217;inchiesta inizialmente affrontati dal pm: <strong><span style="color: #ff0000;">uno relativo a Poste italiane e uno riguardante contratti su derivati stipulati dalla Regione, all&#8217;epoca guidata da Francesco Storace. </span></strong>Per quanto riguarda il primo filone, 540 contratti su derivati ad alto rischio conclusi tra il 1999 e il 2003 dall&#8217;area finanza di Poste «per finalità speculative estranee all&#8217;oggetto sociale», secondo la Corte dei conti, che aveva stimato un danno erariale di 77 milioni, si è concluso con l&#8217;archiviazione. Il secondo filone, sul quale sono ancora in corso accertamenti, riguarda i contratti siglati dalla Pisana con Lehman Brothers tra il 2003 e il 2004. Anche in tal caso i pm procedono per il reato di truffa. Per il momento non risultano indagati. Ai due filoni si è aggiunto, alla fine dello scorso anno, quello sul Campidoglio. Che promette di riservare molte sorprese già dal prossimo autunno.</p>
<p>﻿</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="text-align: justify;">fonte www.ilsole24ore.com<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E noi attendiamo con gioia infinita che questo bubbone esploda e travolga i pessimi amministratori, d&#8217;ogni gregge partitico o sfumatura &#8220;sociale&#8221;, che si sono alternati alla guida della capitale, e del Lazio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;"><em>Ubs, Deutsche Bank, JP Morgan, Morgan Stanley, Dexia, Banca Opi e Barclays.</em></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><strong>Vi dicono qualche cosa questi nomi?</strong></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><strong>Ma certo!</strong></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><strong>Son tutti quegli istituti di credito, un tempo nell&#8217;Olimpo dell&#8217;affidabilità,  che avevano il codice della pirateria finanziaria stampato a chiare lettere nel loro DNA.</strong></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><strong>Covi prediletti di quei delinquenti in giacca e cravatta, di mamma anglosassone e papà incerto, che giravano per il mondo a cercare polli che si comprassero i loro prodotti tossici. Ed in Italia hanno trovato dei capponi enormi, da spennare  e cucinare per il loro &#8220;</strong></span></strong><strong>Thanksgiving&#8221;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rammentiamo l&#8217;imbarazzo di Palazzo Marino, quando sommessamente ammetteva che le casse di Milano erano state svuotate dal brutto vizio del gioco in borsa dei suoi tesorieri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dei geni veramente! Che firmavano contratti senza neanche leggerli, non tanto perché si fidavano dei loro interlocutori, semplicemente perché i contratti erano scritti in un inglese tecnico/finanziario incomprensibile per i nostri vitelloni pubblici.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A Roma non dubitiamo che sia avvenuta la stessa cosa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;"><em>&#8220;(&#8230;) è che si siano verificate irregolarità e che le banche possano avere lucrato ingenti commissioni occulte (&#8230;)&#8221;</em></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<strong><strong>Certo che le banche hanno fatto la cresta sopra, ed a spese del contribuente romano, che alla fine si beccherà in eredità gli errori compiuti durante gli &#8220;anni ruggenti&#8221; veltroniani.</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Anche se la nuova giunta Alemanno promette veramente bene.</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Un Sindaco a tutto tondo il nostro ex dirigente del Fronte, ieri capace di bloccare l&#8217;auto con dentro Bush padre ai tempi della &#8220;Prima Guerra del Golfo&#8221;. Oggi intenzionato a bloccare tutti i cortei organizzati nell&#8217;Urbe con una tassa sulle manifestazioni che sovente imperversano su Roma, e che, per via del loro numero, potrebbero rappresentare una fonte d&#8217;approvvigionamento monetario.</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Alla luce di questi atteggiamenti ci domandiamo allora come mai, vista la protervia rastrella/fondi dell&#8217;attuale inquilino del Campidoglio, egli si prenda la briga di smantellare la struttura che gestiva i tossici ed ingombranti derivati.</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Che ci siano podici da coprire, magari di &#8220;vecchi&#8221; camerati?</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Il problema dunque resta decisamente scottante. Decine, centinaia di milioni di euro che Roma ha di passivo, dovuto alla gestione allegra del patrimonio comunale, e poi i particolari legami tra le vicende del comune più importante d&#8217;Italia, con quelli analoghi di altre branche della </strong></strong><strong><em><strong>res pubblica </strong></em></strong><strong><strong>laziale.</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>La Corte dei Conti e la magistratura indagano su chi abbia sicuramente fatto la cresta, e di novità certo ce ne saranno parecchie, così come annunciato.</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Gabriele Gruppo<br />
</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>La terza età come risorsa</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 10:27:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Druido</dc:creator>
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		<category><![CDATA[assistenza]]></category>
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Corpo prozia in congelatore per incassare pensione, fermato

Ha nascosto per un anno il corpo della prozia, Annita Bonnici, deceduta a 95 anni, in un congelatore continuando a incassare, avendone la delega per la riscossione, la pensione della donna, che era vedova di un generale dell&#8217;esercito. Protagonista della vicenda un uomo di 43 anni, la cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="froozen" src="http://img843.imageshack.us/img843/8095/congelatoreorizzontale2.jpg" alt="" width="400" height="414" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Corpo prozia in congelatore per incassare pensione, fermato<br />
</strong><br />
Ha nascosto per un anno il corpo della prozia, Annita Bonnici, deceduta a 95 anni, in un congelatore continuando a incassare, avendone la delega per la riscossione, la pensione della donna, che era vedova di un generale dell&#8217;esercito. Protagonista della vicenda un uomo di 43 anni, la cui identita&#8217; non e&#8217; stata resa nota, che e&#8217; stato fermato dalla squadra mobile di Catania per abbandono di persona incapace aggravato dalla morte e occultamento di cadavere. Il ritrovamento, come riporta la Gazzetta del sud, e&#8217; stato fatto dalla polizia in seguito a delle segnalazioni di vicini di casa della pensionata, che abitava in via Spadaccini 16F, che non la vedevano da tempo. Il nipote, che si occupava della prozia, dopo la scoperta ha subito confessato di avere nascosto il corpo. Al sostituto procuratore Lucio Setola, che coordina le indagini, ha detto di &#8221;essere rimasto sconvolto dalla morte&#8221; della prozia e di &#8221;avere avuto paura di dirlo&#8221; alla sua anziana madre, di &#8221;non sapere a chi chiedere aiuto&#8221; e di &#8216;&#8217;sapere dell&#8217;esistenza di un testamento ma di non averlo trovato&#8221;. Per questo, ha spiegato, avrebbe deciso di nascondere il corpo in un congelatore che aveva comprato giorni prima in attesa di decidere cosa fare. Il sostituto procuratore Setola ha disposto l&#8217;autopsia per accertare da quando la donna era deceduta e le cause della morte.</p>
<p>fonte www.ansa.it</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una storia di ordinario degrado etico della nostra società. Dove tutto è ormai ridotto alla mera funzionalità economica, ed ogni legame viene spesso vissuto in ragione del materialismo più ottuso e squallido.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non ci sarebbe nulla da ridere in questa vicenda, anche se abbiamo cercato di stigmatizzarla usando l&#8217;ironia grafica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una persona anziana viene qui assistita da un parente, che cova la prospettiva di poter beneficiare della presunta eredità, dopo aver sicuramente lucrato sulla sua pensione, e che ne oltraggia in fine il riposo eterno con un comportamento vile e scellerato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Miserie di un epoca in cui si parla tanto di &#8220;valori&#8221;, di &#8220;rispetto&#8221; e di altre grandi parole. Per poi scoprire che  un corpo inerme può finire in un congelatore come un pezzo di macelleria, pur di  far conservare, a chi ne era amministratore, un piccolo beneficio economico.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vergogna!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gabriele Gruppo<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>In Europa non c&#8217;è da stare allegri</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 19:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Druido</dc:creator>
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Eurostat: il tasso di disoccupazione dell&#8217;Eurozona è fermo al 10%.
Italia all&#8217;8,4% ma Spagna e Irlanda tremano

L&#8217;Europa è in leggera crescita economica, ma il tasso di disoccupazione resta alto, intorno al 10%. Sempre più elevato rispetto a quello di Stati Uniti e Giappone fissati al 9,5% e 5,2% rispettivamente. L&#8217;analisi del Wall Street Journal calza a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="death" src="http://img832.imageshack.us/img832/3161/europeanflag2.jpg" alt="" width="400" height="270" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eurostat: il tasso di disoccupazione dell&#8217;Eurozona è fermo al 10%.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Italia all&#8217;8,4% ma Spagna e Irlanda tremano<br />
</strong><br />
L&#8217;Europa è in leggera crescita economica, ma il tasso di disoccupazione resta alto, intorno al 10%. Sempre più elevato rispetto a quello di Stati Uniti e Giappone fissati al 9,5% e 5,2% rispettivamente. L&#8217;analisi del Wall Street Journal calza a pennello con gli ultimi dati Istat italiani che a fronte di una piccola ripresa, non vedono diminuire significativamente la disoccupazione nel nostro Paese, che invece vede crescere a livelli record il numero degli inattivi, quelli che non sono cioè in cerca di un lavoro e quindi non rientrano tra i disoccupati.</p>
<p><strong>DATI EUROSTAT -</strong> Le statistiche dell&#8217;Eurostat del resto non concedono dubbi di sorta. La disoccupazione dell&#8217;Eurozona a luglio è rimasta stabile al 10%, confermando il dato di giugno. Nel luglio 2009 la disoccupazione era pari al 9,6%. Per l&#8217;Italia il dato di luglio 2010 è pari all&#8217;8,4%, in lieve diminuzione rispetto all&#8217;8,5% di giugno ma superiore al 7,9% del luglio 2009. Il dato italiano, però, avverte Eurostat, deve essere considerato provvisorio. Anche per l&#8217;Ue a 27 stati membri, a luglio la disoccupazione è rimasta stabile rispetto al mese precedente al 9,6%. Era al 9,1% un anno fa. Eurostat stima i disoccupati nell&#8217;Ue a luglio in 23.05 milioni di cui 15.83 milioni nell&#8217;Eurozona, con un calo rispetto a giugno di 45.000 unità nell&#8217;Ue a 27 e di 8.000 unità nell&#8217;Eurozona. Rispetto a luglio del 2009 l&#8217;aumento è stato di 1 milione e centomila unità nell&#8217;Ue a 27 di cui 660 mila nell&#8217;Eurozona. All&#8217;interno della stessa Eurozona però bisogna sottolineare che si sono enormi divergenze: il tasso di disoccupazione francese è al 6,9%, quello dell&#8217;Italia all&#8217;8,4%, quello della Germania al 10%, mentre l&#8217;Irlanda è al 13,6% e la Spagna addirittura al 20,3%.</p>
<p><strong>GLI INATTIVI &#8211; </strong>Se poi guardiamo da vicino il dato sulla disoccupazione italiana secondo i dati dell&#8217;Istat, osserviamo invece che il numero degli inattivi cresce a 14.948.000 con un aumento di 76 mila persona (+0,5%) rispetto a giugno 2010. Il livello degli inattivi &#8211; rileva l&#8217;Istat &#8211; raggiunto nel mese anche grazie all&#8217;effetto scoraggiamento, ovvero al fatto che le persone rinunciano a cercare un lavoro, è il più alto dall&#8217;inizio delle serie storiche (2004).</p>
<p><strong>INFLAZIONE -</strong> Notizie positive arrivano invece sul fronte dell&#8217;inflazione che è in lieve calo ad agosto. Nel mese i prezzi al consumo in Italia sono aumentati dello 0,2% rispetto a luglio e dell&#8217;1,6% rispetto agosto 2009. Lo comunica l&#8217;Istat nella stima preliminare, ricordando che l&#8217;inflazione è in calo rispetto all&#8217;1,7% su base annua, registrato a luglio, soprattutto grazie al calo dei prodotti energetici e al generale rallentamento nel settore dei servizi.</p>
<p>fonte www.corriere.it</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Allora, dove eravamo rimasti?</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>La questione è sempre la stessa, il copione è collaudato, anche se stenta un pochino ad essere proposto con toni rassicuranti.</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Ad inizio Estate </strong><a href="htthttp://wordpress.thule-italia.net/?p=2560p://" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><strong>i dati</strong></span></a><span style="color: #000000;"><strong><a href="htthttp://wordpress.thule-italia.net/?p=2560p://" target="_blank"> </a>della Banca Centrale Europea non certo incoraggianti, poi il silenzio delle ultime settimane che non era foriero di mutamenti di rotta; la </strong></span><span style="color: #000000;"><em><strong>crisi </strong></em></span><span style="color: #000000;"><strong>c&#8217;è, resta dura e l&#8217;uscita non risulta in vista, nessuno lo dovrebbe negare nel Vecchio Continente&#8230;vero Sig.Presidente del Consiglio italiano?!</strong></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><strong>In particolare continuano i segnali d&#8217;allarme provenienti da quegli Stati di fatto posti in amministrazione controllata (Grecia), oppure già reduci da un fuoco di fila speculativo, che ne ha ulteriormente dimostrato la critica posizione sui mercati (Italia e Spagna).</strong></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><strong>Il problema non può essere circoscritto alle sole &#8220;cicale&#8221;, ma anche a quegli Stati atlantici le cui rampanti economie sembravano ben inserite nelle vie della globalizzazione. Islanda, Irlanda e </strong></span><a href="http://wordpress.thule-italia.net/?p=2935" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Gran Bretagna</span> </strong></span></a><span style="color: #000000;"><strong>non sono certo in condizione di poter dare &#8220;pagelle&#8221; su come si sta al mondo, viste le loro magre figure, ed i loro bilanci ad un passo dal </strong></span><span style="color: #000000;"><em><strong>default.</strong></em></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><strong>La disoccupazione resta comunque la piaga più grave, la ferita profonda di questa <em>crisi </em>d&#8217;inizio secolo, ed è sicuramente il tema che a noi sta maggiormente a cuore.</strong></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><strong>Per una volta concordiamo con le parole di quel pallone gonfiato di greggio, Paolo Scaroni amministratore delegato Eni:</strong></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><strong>«Il mondo non è in crisi. Sta crescendo con un tasso fenomenale: c&#8217;è una crisi in Europa e mezza negli Usa».</strong></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Sì, è ora di dire la verità, e di non avere più l&#8217;illusione che questa sia ancora una <em>crisi </em>globale.</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>L&#8217;Occidente è in affanno, l&#8217;Occidente sta perdendo punti di Pil, e percentuali di popolazione occupata, l&#8217;Occidente sta affondando.</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Il resto del globo, superate le prime problematiche, s&#8217;è subito rialzato in piedi, ed ha ripreso la sua corsa. Cina, India, Brasile stanno trainando la ripresa economica targata &#8220;Terzo Mondo&#8221;.</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Noi europei cosa faremo?</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Come recupereremo i milioni di posti di lavoro perduti PER SEMPRE?</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Cosa potremo inventare per salvare al meno il salvabile, e non perdere tutto?</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Il futuro non è roseo, cominciamo ad avere questa prima certezza.</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Gabriele Gruppo</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></p>
<p></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></p>
<p></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gas&#8230;naturale</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 10:22:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Druido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Varie e Avariate]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[
&#8220;Il gas naturale è un gas prodotto dalla decomposizione anaerobica di materiale organico.
(&#8230;) Viene però anche prodotto dai processi di decomposizione correnti, nelle paludi (in questo caso viene chiamato anche gas di palude), nelle discariche, durante la digestione negli animali e in altri processi naturali. (&#8230;)&#8221;.
fonte  www.wikipedia.org
(La decomposizione dell&#8217;etica in Italia ci farà diventare ricchi)


Secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="flatus" src="http://img413.imageshack.us/img413/7088/lagrandeodaliscaingres.jpg" alt="" width="400" height="233" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>&#8220;Il gas naturale è un gas prodotto dalla decomposizione anaerobica di materiale organico.</strong></em></p>
<p><em><strong>(&#8230;) <span style="color: #ff0000;">Viene però anche prodotto dai processi di decomposizione correnti, nelle paludi (in questo caso viene chiamato anche gas di palude), nelle discariche, durante la digestione negli animali e in altri processi naturali.</span> (&#8230;)&#8221;.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>fonte  www.wikipedia.org</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(La decomposizione dell&#8217;etica in Italia ci farà diventare ricchi)<br />
</strong></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo anno di grandiosi &#8220;festeggiamenti&#8221; del sodalizio mediterraneo, tra l&#8217;Italia del &#8220;Berlusconi III&#8221; e la Libia dell&#8217;eterno Gheddafi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo anno di polemiche pretestuose, ipocrisie diffuse, pagliacciate d&#8217;ogni grado.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A noi francamente poco interessa della mandria di cavalli berberi portata dal beduino di Tripoli, o delle polemiche da retrobottega tra i sorci parlamentari al desco del Presidente della Camera, e i lacchè berlusconiani.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa dovremmo commentare? </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;ennesimo spettacolo di giovani vitelline da letto, fatte sfilare in omaggio al voyerismo senile di questo &#8220;gradito ospite&#8221; africano?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oppure dovremmo stigmatizzare le contorsioni verbali degli ipocriti padani? </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sì, proprio quelli a cui un certo &#8220;sguardo identitario&#8221; vola lacrimevole, in cerca di parole ruvide e forti contro l&#8217;immigrato che va&#8217; cacciato (sempre a ridosso delle elezioni), ma che poi lo troviamo sovente &#8220;riabilitato&#8221;, ed occupato a lavorare proprio per coloro che bazzicano dalle parti di Pontida.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>O dovremmo commentare la faccia di bronzo dei progressisti d&#8217;ogni sfumatura? Ben contenti di mostrare sdegno e disapprovazione di circostanza, ma che poi in situazione analoga agirebbero nel medesimo modo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In modo implicito stiamo palesando un certo disgusto, e vorremmo che ci fosse ancora chi, in Italia, comprendesse che la visita del leader libico non può essere considerata seriamente, poiché nessuno dei protagonisti è degno del benché minimo rispetto da parte nostra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le analisi geopolitiche dotte, per questa volta, le lasciamo da parte, le &#8220;ragioni&#8221; dell&#8217;economia e del pragmatismo diplomatico pure. Non ce la sentiamo di elevare intellettualmente, ciò che merita solo sarcasmo e poco altro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nulla può essere utile per fare comprendere l&#8217;indecoroso spettacolo che l&#8217;Italia ha dimostrato, non esistono giustificazioni di sorta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La nostra classe dirigente, politica e manageriale, s&#8217;è donata come una florida odalisca a questo guerriero saraceno da spettacolo di pupi, s&#8217;è piegata ad ogni richiesta, ad ogni capriccio. Ben contenta della propria &#8220;furbizia&#8221;, e della possibilità di consolidare questo rapporto privilegiato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutto questo per delle flatulenze energetiche di cui, ben sappiamo, l&#8217;autocrate libico dispone in grandi quantità, e per le quali noi immoliamo la nostra dignità nazionale. Dal basso della nostra democrazia rappresentativa certo ci vien più facile, si raggiunge meglio l&#8217;agognato podice da coccolare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; davvero &#8220;edificante&#8221; sapere in che mani siamo, ed è altrettanto &#8220;edificante&#8221; constatare la diffusa assenza di un senso di rispetto per noi stessi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Scegliamo chi ci dona la realtà virtuale di una grande Italia forte, considerata seria a livello internazionale, capace di fronteggiare ogni avversità grazie al suo San Silvio da Arcore, ed ai suoi prodi scudieri azzurri, verdi, e sì&#8230;pure neri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma certo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gheddafi e il suo clan  hanno un buon portafoglio, possono investire in Italia, comprarci in saldo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Detiene quantità generose di flatulenza naturale, a cui l&#8217;ENI vuol accedere quasi da monopolista, e non sarebbe logico perdersi in discorsi sul senso dell&#8217;onore, della dignità&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma andiamo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Siamo una graziosa concubina, non possiamo farci sfuggire questo ricco marpione in occhiali da sole, abito tradizionale e botulino.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prepariamoci dunque con gioia al prossimo appuntamento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ti aspettiamo nerboruto beduino per l&#8217;anno prossimo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu chiedi, e ti sarà dato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;Italia a quanto pare ha un prezzo&#8230;e tu lo sai bene!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gabriele Gruppo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Regno Unito ed indebitato</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 09:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Druido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>

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		<description><![CDATA[
Iea: il vero debito pubblico Uk è di 4.800 miliardi di sterline

L’agenzia economica britannica Iea (Institute of Economic Affairs) lancia un allarme: il debito pubblico del Regno Unito in realtà sarebbe pari a 4.800 miliardi di sterline (circa 5.800 miliardi di euro), includendo il passivo delle pensioni dei dipendenti statali e del settore pubblico: 78.000 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="albions" src="http://img198.imageshack.us/img198/3761/london2j.jpg" alt="" width="400" height="296" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Iea: il vero debito pubblico Uk è di 4.800 miliardi di sterline<br />
</strong><br />
L’agenzia economica britannica Iea (Institute of Economic Affairs) lancia un allarme: il debito pubblico del Regno Unito in realtà sarebbe pari a 4.800 miliardi di sterline (circa 5.800 miliardi di euro), includendo il passivo delle pensioni dei dipendenti statali e del settore pubblico: 78.000 pound per ogni cittadino britannico. Lo ha rivelato il quotidiano britannico Telegraph.</p>
<p>Secondo i dati dell’Ons (l’istituto statistico nazionale), pubblicati questa settimana, il debito pubblico britannico, escluso il salvataggio delle banche, sarebbe di 816 miliardi di sterline. Una cifra record, che però non comprenderebbe il passivo dovuto alle pensioni dei dipendenti del settore pubblico: 1.200 miliardi di pensioni del settore pubblico e 2.700 miliardi dei lavoratori statali, ha dichiarato l’Iea.</p>
<p>“L’Ons deve includere questa passività nei suoi calcoli. È già abbastanza shoccante vedere le cifre ufficiali che rivelano un balzo del debito pubblico dal 48 al 56% del Pil nell’ultimo anno. Ma la dura realtà è che il nostro vero debito pubblico è al 333% del Pil”, ha dichiarato Mark Littlewood, direttore generale dell’Iea.</p>
<p>L’istituto statistico britannico ha già iniziato ad assemblare i dati dei debiti del RegnoUnito e delle passività, pubblicando una prima lista in luglio. E la direttrice del settore statistico dell’Ons, Aileen Simkins, ha promesso la lista completa per settembre.</p>
<p>fonte www.valori.it</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Albione con un piede in Europa ed uno in Atlantico, che annaspa in quello stesso mare liberista che, in passato, la difendeva  dal &#8220;rischio&#8221; di somigliare troppo al resto del Vecchio Continente, e la faceva indicare come &#8220;faro&#8221; da seguire, per via della sua dinamica economia, aperta allo spirito d&#8217;iniziativa privato, e connessa fin da subito con la globalizzazione mercatistica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Bell&#8217;affare!&#8221;. Potremmo dire oggi con malcelato compiacimento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Governo britannico ha dovuto affossare le proprie finanze pubbliche, già non proprio in buona salute neanche prima del 2007, pur di salvare le stamberghe bancarie dall&#8217;incendio della <em>crisi </em>da loro innescata<em>.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Londra si ritrova oggi a dover già fare i conti con tali scelte, non certo liberali e liberiste, d&#8217;intervenire direttamente sul sistema economico che, forse, andava meglio controllato dal principio, e non chiudere la stalla quando l&#8217;intera mandria è fuggita.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il nostro parere sulla vicenda è quanto mai chiaro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ancora una volta si dimostra  che certe ortodossie economiche vaneggiate dal mercato e dalle sue vestali, sprezzanti delle ragioni e delle dinamiche che l&#8217;etica ed il buon senso impongono, si trovano a dover fare i conti con tutte le loro fragilità nell&#8217;essere applicate dal <em>virtuale </em>al <em>reale.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con il risultato che, alla fine, gli errori e le ingordigie di pochi personaggi apolidi, vengono caricati sulle spalle delle comunità, con il benestare di una politica pavida nel voler riassumere un ruolo d&#8217;indirizzo e di controllo dell&#8217;economia in modo energico e finalizzato al <em>bene comune</em>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gabriele Gruppo</strong></p>
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		<title>Avvoltoi</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 21:59:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Druido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[borsa]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[speculatori]]></category>

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		<description><![CDATA[
La scommessa sul petrolio degli hedge fund, i fondi altamenti speculativi guadagnano dal disastro della BP
Grandi guadagni per chi ha investito (o meglio speculato) sul disastro del petrolio versato da BP nelle acque del Golfo del Messico. L’incidente è avvenuto il 20 aprile scorso, ai top manager di hedgef und statunitensi come Carl Icahn, Eric [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="petrol" src="http://img828.imageshack.us/img828/3888/petrodollari.jpg" alt="" width="300" height="240" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La scommessa sul petrolio degli hedge fund, i fondi altamenti speculativi guadagnano dal disastro della BP</strong></p>
<p>Grandi guadagni per chi ha investito (o meglio speculato) sul disastro del petrolio versato da BP nelle acque del Golfo del Messico. L’incidente è avvenuto il 20 aprile scorso, ai top manager di hedgef und statunitensi come Carl Icahn, Eric Mindich and Dinakar Singh e molti altri è bastato stare a guardare e aspettare il momento giusto per fare la loro mossa. Alla fine del secondo trimestre, 45 giorni dopo il disastro ambientale, mentre il liquido nero continuava a inquinare il mare, i prezzi delle azioni del comparto petrolifero erano precipitate, tra le peggiori performance del periodo, come le quotazioni del greggio. Era il momento giusto per agire e acquistare titoli energetici, scommettendo su un loro rialzo. In particolare azioni della stessa BP, che, dopo aver perso circa metà del loro valore, dalla fine del secondo trimestre hanno recuperato il 28%. Carl Icahn ha puntato circa mille miliardi di dollari, su Bp, ma anche altre aziende di gas e petrolio come Anadarko Petroleum e specialisti nell’estrazione offs hore come Ensco Plc&#8217;s.</p>
<p>fonte www.valori.it</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questa non merita di essere definita una notizia &#8220;economica&#8221;, ma cronaca criminale finanziaria, nella sua forma più pura.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pensate a quanto potrebbero &#8220;guadagnare&#8221; questi farabutti se per caso saltasse in aria una centrale nucleare. Quante lucrative speculazioni potrebbero inventarsi da un disastro di immani proporzioni, in Europa o in Asia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C&#8217;è chi li difende a spada tratta, c&#8217;è chi li giustifica dicendo che non sono loro il male.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Certo, potranno anche non essere il &#8220;male&#8221;, sicuramente però sono degli avvoltoi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gabriele Gruppo<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Meeting CL 2010: il ricattatore</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 19:24:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Druido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[fabbrica Italia]]></category>
		<category><![CDATA[fiat]]></category>
		<category><![CDATA[Marchionne]]></category>
		<category><![CDATA[Meeting 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[
Marchionne: &#8220;Basta conflitti operai-padrone&#8221;
Su Melfi insiste: &#8220;Non abbiamo violato la legge&#8221;
RIMINI - Ha difeso con forza la posizione della Fiat nella vicenda che vede protagonisti i tre operai licenziati di Melfi 1, ha sottolineato l&#8217;importanza della scelta di investire a Pomigliano d&#8217;Arco, chiedendo un maggiore apprezzamento per l&#8217;operato del gruppo automobilistico in Italia, soprattutto ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="merda" src="http://img838.imageshack.us/img838/2293/meetingriminiarticolo.jpg" alt="" width="400" height="267" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Marchionne: &#8220;Basta conflitti operai-padrone&#8221;<br />
Su Melfi insiste: &#8220;Non abbiamo violato la legge&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RIMINI -</strong> Ha difeso con forza la posizione della Fiat nella vicenda che vede protagonisti i tre operai licenziati di Melfi 1, ha sottolineato l&#8217;importanza della scelta di investire a Pomigliano d&#8217;Arco, chiedendo un maggiore apprezzamento per l&#8217;operato del gruppo automobilistico in Italia, soprattutto ha criticato a fondo il sistema industriale italiano. Per Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, che oggi a Rimini ha tenuto un attesissimo intervento al Meeting di Comunione e Liberazione, il sistema italiano deve superare definitivamente il conflitto &#8220;operai-padrone&#8221;, ma soprattutto deve innovarsi, aprirsi alla globalizzazione, capire che non si può investire se i lavoratori non tengono fermi gli impegni assunti. &#8220;Fino a quando non ci lasciamo alle spalle i vecchi schemi non ci sarà mai spazio per vedere nuovi orizzonti&#8221;, ha affermato Marchionne.</p>
<p>A margine dell&#8217;intervento, l&#8217;amministratore delegato del Gruppo Fiat ha tenuto poi a precisare che nel suo discorso non c&#8217;era una critica nei confronti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che alcuni giorni fa rispondendo ai tre lavoratori licenziati aveva invitato l&#8217;azienda a rispettare la sentenza della magistratura: &#8220;Ho grandissimo rispetto per il presidente della Repubblica come persona e per il suo ruolo istituzionale. Per la sua posizione istituzionale accetto quello che ha detto come un invito a trovare una soluzione&#8221; alla vicenda di Melfi. Sempre al termine della conferenza, Marchionne si è detto disponibile anche a incontrare il segretario della Cgil Sergio Epifani: &#8220;Sono totalmente aperto anch&#8217;io a parlare con Epifani. E&#8217; una persona che rispetto, con un profilo intellettualmente onesto&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;Gravi accuse contro la Fiat&#8221;.</strong> Proprio le vicende degli ultimi giorni, ha ammesso Marchionne, lo hanno costretto a cambiare radicalmente la struttura del discorso preparato per Rimini: &#8220;Non posso ignorare l&#8217;importanza dello stabilimento di Melfi e la gravità delle accuse mosse a Fiat. Gli eventi delle ultime 24 ore mi hanno costretto a dirottare il discorso a livello locale&#8221;. L&#8217;amministratore delegato della Fiat ha spiegato ai giovani che il discorso che aveva preparato &#8220;è diverso da questo. Avrei voluto parlare della globalizzazione, di quando 11 anni fa ho avuto la fortuna di incontrare Nelson Mandela&#8221; e di altri problemi mondiali.</p>
<p><strong>&#8220;Abbandonare le vecchie contrapposizioni&#8221;.</strong> &#8220;Quella alla quale stiamo assistendo in questi giorni è la contrapposizione tra due modelli: uno che si ostina a proteggere il passato, l&#8217;altro che guarda avanti. Fino a quando non ci lasciamo alle spalle i vecchi modellli, non ci sarà mai spazio per guardare i nuovi orizzonti&#8221;, ha affermato Marchionne, precisando che &#8220;non siamo più negli anni &#8216;60 e occorre abbandonare il modello di pensiero che vede una lotta fra capitale e lavoro e fra padroni e operai&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;Inammissibile difendere gli illeciti&#8221;</strong>. Riferendosi in particolare alla vicenda di Melfi, Marchionne si è scagliato contro chi difende i tre dipendenti: &#8220;E&#8217; inammissibile tollerare e difendere alcuni comportamenti, che vedono la mancanza di rispetto delle regole e di illeciti arrivati in qualche caso al sabotaggio&#8221;. &#8220;Mi rendo conto che certe decisioni come quella che abbiamo preso a Melfi non sono popolari, &#8211; ha proseguito &#8211; ma su una cosa voglio essere chiaro: la Fiat ha rispettato la legge e ha dato pieno seguito alle decisioni della magistratura, abbiamo dato accesso ai lavoratori nell&#8217;azienda e pieno esercizio dei diritti sindacali. Adesso siamo in attesa del secondo grado di giudizio, ci auguriamo che siano meno influenzate dall&#8217;enfasi mediatica. La dignità e i diritti non possono essere patrimonio esclusivo di tre persone: sono valori che vanno difesi e riconosciuti e tutti, la responsabilità è anche quella di tutelare la dignità della nostra impresa e il diritto al lavoro di tutti i dipendenti&#8221;.</p>
<p><strong>Il 21 settembre la convocazione del giudice del lavoro.</strong> Tuttavia prima del secondo grado di giudizio, i responsabili legali della Fiat dovranno affrontare la questione del mancato reintegro dei lavoratori. Infatti Emilio Minio, il giudice del lavoro di Melfi (Potenza) che il 9 agosto scorso ha depositato il provvedimento, ha convocato le parti (azienda e Fiom) per il 21 settembre. La convocazione servirà a chiarire gli aspetti procedurali del decreto del giudice, che dichiarò &#8220;l&#8217;antisindacalità dei licenziamenti&#8221; dei tre operai e ordinò &#8220;la immediata reintegra dei lavoratori nel proprio posto di lavoro&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;Ingiusti i fischi gratuiti alla Fiat&#8221;</strong>. &#8220;La Fiat non pretende di essere salutata tutti i giorni con le fanfare, &#8211; ha proseguito l&#8217;ad della Fiat -  come è successo quando abbiamo annunciato l&#8217;accordo con Chrysler, ma non sono giusti neanche i fischi gratuiti. Fabbrica Italia è un progetto che proviene dal cuore della Fiat, non certo da principi di convenienza. Sarebbe stato molto più conveniente confermare la futura Panda in Polonia piuttosto che portarla a Pomigliano. Lo abbiamo fatto sapendo quello che la Fiat rappresenta per la storia del Paese, per privilegiare il Paese in cui la Fiat ha le proprie radici&#8221;. &#8220;Quello che trovo assurdo è che la Fiat riceva complimenti dappertutto tranne che in Italia&#8221;, ha lamentato Marchionne.</p>
<p><strong>&#8220;Un patto sociale per affrontare il cambiamento&#8221;.</strong> &#8220;Quello di cui c&#8217;è bisogno è un patto sociale per condividere impegni e sacrifici e dare al paese la possibilità di andare avanti, per costruire il paese che vogliamo lasciare alle prossime generazioni. &#8211; ha sottolineato Marchionne &#8211; Troppo spesso l&#8217;elogio del cambiamento si ferma alla soglia di casa. Dobbiamo scegliere il cambiamento che vogliamo, il nostro o quello dei nostri vicini di casa&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;Nella Fiat uomini e donne di virtù&#8221;.</strong> &#8220;Se c&#8217;è un segreto nella Fiat di oggi è che abbiamo avuto la capacità di costruire un&#8217;azienda di uomini e donne di virtù&#8221;, ha concluso Marchionne. Che ha poi citato il grande filosofo Hegel: &#8220;L&#8217;uomo che segue il proprio comodo è condannato poichè la vera libertà esiste solo nell&#8217;impegno&#8221;. Proprio la libertà è &#8220;la prima garanzia che dobbiamo conquistarci&#8221; e libertà, ha sottolineato ancora Marchionne, &#8220;vuol dire anche trovare il coraggio per abbandonare modelli del passato&#8221;. Poichè &#8220;le strade comode e rassicuranti non portano da nessuna parte&#8221;.</p>
<p><strong>La replica degli operai di Melfi.</strong> &#8220;Anch&#8217;io sono stato in Canada, però a lavorare &#8211; ha replicato a Marchionne Giovanni Barozzino, uno dei tre operai licenziati e reintegrati dalla Sata di Melfi, parlando ai microfoni di SkyTg24 &#8211; in Basilicata c&#8217;era stato il terremoto, e noi eravamo sei figli. Però penso che questa sia l&#8217;unica cosa che abbiamo in comune. Non vuole la lotta di classe? L&#8217;unica lotta di classe che c&#8217;è in Italia la sta facendo lui. Visto che gira sempre gli stabilimenti Fiat in America, perché non viene anche qui, e accetta un confronto anche con noi e con i nostri legali, se non ha paura della verità. Lo stabilimento di Melfi ha festeggiato da poco i cinque milioni di vetture prodotte: credo che il merito sia soprattutto degli operai&#8221;.</p>
<p>fonte www.repubblica.it</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>&#8220;In una grande azienda come Fiat, l&#8217;unico a non avere diritti è l&#8217;Amministratore Delegato&#8221;</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Sergio Marchionne, Meeting di Rimini 2010</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questa frase da sola basterebbe a commentare l&#8217;intero intervento che Sergio Marchionne ha snocciolato al Meeting di CL. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>66 minuti di prosopopea manageriale, di filosofia liberista ben mimetizzata tra le pieghe dei richiami allo &#8220;spirito&#8221; d&#8217;iniziativa dell&#8217;emigrante italico, e della sua capacità d&#8217;adattarsi a condizioni differenti da quelle della sua terra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi le manfrine sul &#8220;futuro&#8221;, fatte apposta per una platea di giovinetti ben ammaestrati alla reverenza verso questo otre gonfiato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Reverenza dimostrata anche dal &#8220;presentatore&#8221; di questo lungo monologo,</strong> <strong>Bernhard Scholz, il potente capo della Compagnia delle Opere. Un nome, una garanzia di adesione ai dettami pronunciati dal nostro cinghialone il maglietta nera (il maglione sarebbe stato poco indicato vista la temperatura).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Marchionne non ha parlato a braccio, come suo solito, ma ha letto una sorta di <em>diktat</em>, i cui destinatari non erano certo in sala, ma lontani, a Roma, o nelle villeggiature estive di tutti gli alti papaveri della nomenclatura democratica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fiat vuole efficienza, vuole operosità, vuole massima adesione alle sue necessità, vuole silenzio, altrimenti&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il ricatto è servito, e chi ha orecchie per intendere intenda.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se non ci sarà un prostrarsi diffuso verso le priorità della casa automobilistica &#8220;torinese&#8221;, e verso i suoi gerenti, Marchionne <em>in primis</em>, lo Stato dovrà affrontare un vero e proprio smantellamento industriale senza precedenti; che partirà da Termini Imerese, per concludersi a Mirafiori. Senza dare a nessuno la possibilità d&#8217;intervenire.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In fondo Fiat è una multinazionale con interessi globali, ed i suoi investimenti li fa dove vuole. Sempre parole del cinghialone, pronunciate non più tardi di qualche mese fa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questa è la realtà, questo è il tipo di gente che tiene in scacco l&#8217;intera nazione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dalla platea del Meeting di CL nessuno s&#8217;è alzato per contraddire questo approfittatore apolide, incensato solo perché porta la bandierina tricolore al cospetto degli americani e del loro venditore di tappeti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci chiediamo se ci sia ancora chi, con uno scatto di dignità, risponda in modo forte e risoluto a questo laido personaggio. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gabriele Gruppo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Meeting CL 2010: l&#8217;uomo tra due fuochi</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 18:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Druido</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[Meeting 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>

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Tremonti rilancia la grande riforma fiscale e il «cantiere della politica mirata allo sviluppo»
La ripresa economica si presenta con margini di incertezza, disomogeneità e discontinuità. Esattamente come è accaduto con l&#8217;arrivo della crisi che ha sorpreso «molti con la sua comparsa improvvisa». A parlare dal palco di Rimini, al meeting di Comunione e Liberazione, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="ciulus" src="http://img828.imageshack.us/img828/1219/meetingriminiarticolo1.jpg" alt="" width="400" height="267" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tremonti rilancia la grande riforma fiscale e il «cantiere della politica mirata allo sviluppo»</strong></p>
<p>La ripresa economica si presenta con margini di incertezza, disomogeneità e discontinuità. Esattamente come è accaduto con l&#8217;arrivo della crisi che ha sorpreso «molti con la sua comparsa improvvisa». A parlare dal palco di Rimini, al meeting di Comunione e Liberazione, è il ministro dell&#8217;Economia, Giulio Tremonti, che ha evidenziato come «con la globalizzazione siamo passati dall&#8217;età della certezza a quella dell&#8217;incertezza, dal G7 al G20».</p>
<p>Tremonti ha spiegato come per l&#8217;Europa «il gong della crisi abbia segnato la fine del mondo coloniale: prima potevamo vendere le merci come volevamo, ma oggi non è così, adesso tutto è competitivo, tutto è piano, tutto è simmetrico».</p>
<p>Il ministro ha quindi difeso la politica del Governo, dalla sicurezza, alla scuola, all&#8217;università, ai cantieri aperti, al contrasto alle emergenze. Ha poi rilanciato sulle riforme. Bisogna «riaprire il cantiere e individuare le cose da fare», ha detto. Tremonti traccia una strada condivisa per affrontare le urgenze del Belpaese. «È necessario &#8211; ha detto &#8211; immaginare tutti insieme una politica che sia mirata allo sviluppo». Il governo, ha aggiunto, «ha il dovere di disegnare un software, di disegnare strategie, ma non basta solo il governo, serve la collaborazione di tutti».</p>
<p>Tremonti ha rilanciato la grande riforma fiscale «ma solo sul presupposto della tenuta dei conti», ma che dovrà servire a «eliminare i vecchi regimi, semplificare le aliquote e dare spazio solo a tre agevolazioni: famiglia, lavoro e ricerca». Avevamo cominciato questo impegno, ha detto, poi è arrivata la Grecia e la nostra attenzione è stata distolta. Ora è necessario ripartire perchè «è il politico che firma l&#8217;assegno, ma se è scoperto sono le famiglie che lo pagano».</p>
<p>Tremonti ha poi invitato a rileggere gli scritti dell&#8217;ex segretario del Pci, Enrico Berlinguer sulla austerity. Sono datati 1997, ha sottolineato, «ma si tratta di un ragionamento sulle responsabilità nelle politiche di bilancio che può costituire una base politica di riduzione per i prossimi anni in tutta la UE».</p>
<p>Il ministro ha parlato anche di lavoro, evidenziando come «il Governo debba continuare la politica di combinazione tra capitale e lavoro avviata, da sviluppare non con la partecipazione dei lavoratori alla gestione, ma con una remunerazione calcolata sugli utili delle imprese». Tremonti ha poi avvertito che i «troppi diritti in fabbrica, mandano via le imprese». L&#8217;Europa, ha detto, dovrà rinunciare ai suoi standard elevati di tutela dei lavoratori perchè altrimenti le imprese continueranno a delocalizzare in altri continenti. «Non è il mondo che si può adeguare all&#8217;Europa &#8211; ha concluso &#8211; ma è l&#8217;Europa che si deve adeguare al mondo».</p>
<p>fonte www.ilsole24ore.com</p>
<p><strong>Tremonti, con diritti perfetti perdi la fabbrica </strong></p>
<p>Se si vogliono &#8220;diritti perfetti nella fabbrica ideale&#8221; si rischia &#8220;di avere diritti perfetti ma di perdere la fabbrica che va da un&#8217;altra parte&#8221;. Il ministro dell&#8217;Economia, Giulio Tremonti lo ha detto senza nessun riferimento esplicito al caso Fiat, ma con parole nelle quali la platea al meeting di Rimini ha colto un riferimento implicito al confronto con il Lingotto e al caso di Melfi. Sempre in generale, il ministro ha detto: &#8220;Una certa qualità di diritti e regole non possiamo più permetterceli&#8221;: in uno scenario globale &#8220;non possiamo pensare che sia il mondo ad adeguarsi all&#8217;Europa, ma è l&#8217;Europa che deve adeguarsi al mondo&#8221;.</p>
<p>fonte www.ansa.it</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il nostro Ministro Tremonti deve aver vissuto dei mesi bruttissimi, e pensiamo sia consapevole che non tutto il peggio è arrivato. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sulle sue spalle son gravati come macigni tutte le questioni più diffcili e rognose: dal momentaneo salvataggio della Grecia, alle problematiche occupazionali d&#8217;Italia, dall&#8217;assalto speculativo alla nostra nazione da parte delle piazze finanziarie, alla voragine delle finanze statali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mentre quest&#8217;uomo si trova solo alla guida i suoi &#8220;colleghi&#8221; ministri, ed il suo stesso principale, si arrovellavano su questioni di secondaria e di terziaria importanza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tremonti è rimasto sempre in silenzio mentre, con buona pace del senso di <em>responsabilità, </em>il resto della classe politica sta giocando da troppo tempo con i più diversi argomenti di palazzo: intercettazioni, giustizia, case &#8220;regalate&#8221;, case &#8220;affittate&#8221;, etica da basso impero, moralismo da operetta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non lo invidiamo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Essere l&#8217;unico che ha consapevolezza di quanto sta rischiando l&#8217;Italia, e di quanto poco ci sia coscienza di questo in tutto l&#8217;arco costituzionale, farebbe gettare la spugna a chiunque, ma non a lui, il prode Giulio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Al Meeting sapeva di trovare una platea amica, dove poter dare sfoggio delle sue doti pedagogiche, e della sua erudizione universitaria. CL ha dato spazio alle sue mai sopite speranze, di vedere un giorno concretizzarsi quell&#8217;economia &#8220;sociale di mercato&#8221; che secondo noi assomiglia più ad un animale delle favole, che ad una realistica prospettiva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Purtroppo Tremonti non può sottrarsi dalla realtà troppo a lungo, e quindi s&#8217;è visto costretto ad alternare i suoi &#8220;sogni&#8221; d&#8217;interazione tra dottrine economiche incompatibili, a crude verità contingenti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;Europa è in declino, l&#8217;Europa non può più permettersi di garantire tutele previdenziali diffuse e generose,  o ricette pubbliche per la risoluzione dei problemi delle comunità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Smentendo velatamente il Presidente di Confindustria che, il giorno prima, aveva berciato sulla possibilità di  stabilire in Italia una crescita di produttività senza diventare tutti &#8220;cinesi&#8221;, Tremonti non s&#8217;è celato dietro un dito, nel sostenere che per raggiungere le nazioni emergenti dovremo perdere parte delle nostre certezze sociali, e delle sicurezze sul posto di lavoro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La parte realistica del suo intervento può essere riassunta con questa frase:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>&#8220;Una certa qualità di diritti e regole non possiamo più permetterceli&#8221;: in uno scenario globale &#8220;non possiamo pensare che sia il mondo ad adeguarsi all&#8217;Europa, ma è l&#8217;Europa che deve adeguarsi al mondo&#8221;.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prepariamoci ad essere costretti a lavorare per una ciotola di riso dunque&#8230;mica possiamo permetterci che Marchionne se ne vada a lucrare in altre nazioni!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gabriele Gruppo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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