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Davos 2012 (focus n.2): il sale inglese

Davos 2012 (focus n.2): il sale inglese

28 gennaio 2012 – 00:56 | No Comment

WEF, Svezia paese più competitivo. Cameron: più audacia per l’Europa
Ieri è stata la volta del leader britannico David Cameron a Davos, la località sciistica svizzera dove è in corso il World Economic Forum 2012.
Cameron ha …

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Dopo i forconi, i bisonti; ma il risultato non cambia

24 gennaio 2012 – 21:44 | No Comment

Italia paralizzata, chiesta precettazione

Protesta taxi, 441 tassisti denunciati a Napoli

Partito dalla Sicilia, lo sciopero dei tir ‘contagia’ tutta l’Italia, causando blocchi e disagi alla circolazione e non solo. Domani stop per il primo turno di tutti gli stabilimenti Fiat a causa del mancato rifornimento dei componenti. E si fa concreto il rischio di un aumento di prezzi nei mercati. Il Garante sugli scioperi attacca chiedendo la precettazione e parla di blocchi “inaccettabili”. Il ministero dei Trasporti li definisce “ingiustificati” ed il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri assicura che “non saranno tollerati”. La protesta proseguirà fino a venerdì, ma mercoledì è in programma un incontro che potrebbe essere decisivo tra Governo e rappresentanti dei camionisti.

La mappa delle proteste contro gli aumenti del gasolio, dei pedaggi autostradali e dell’Irpef – sulle quali vigilano due gruppi di lavoro riuniti al Viminale, uno centrato sull’ordine pubblico e l’altro sulla circolazione – coinvolge quasi tutte le regioni. A Torino i tir hanno bloccato la tangenziale Sud. In Campania code alle barriere autostradali. Sulla A3 camion incolonnati e rallentamenti. A Napoli i blocchi hanno rallentato la raccolta dei rifiuti. Problemi anche per le imprese. Domani si fermeranno gli impianti Fiat di Melfi, Cassino, Pomigliano, Mirafiori e Sevel Val di Sangro.

I mugnai, da parte loro, lanciano l’allarme cibo. Pane e pasta, affermano, sono a rischio nell’arco di 48 ore se non verrà ripristinata la normalità del trasporto su strada. Dal Governo, dal mondo delle imprese, ma anche da quello sindacale, sono partiti attacchi all’iniziativa di protesta. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha ricordato di aver convocato le associazioni dell’Autotrasporto lo scorso 11 gennaio proprio per fare il punto su problemi e richieste e di aver assunto in quell’occasione “concreti impegni, immediatamente attuati”. Dunque, ha aggiunto, “non si giustificano le gravi azioni di blocco che tuttora persistono”. Il ministro dell’Interno, da parte sua, ha fatto sapere che “non saranno tollerati i blocchi stradali. Fin dove si può useremo il dialogo, però bisogna anche tenere presenti i diritti dei cittadini”.

L’Authority di garanzia sugli scioperi ha scritto ai ministri di Interno e Trasporti affinché valutino se non sia il caso di emanare l’ordinanza di precettazione nei confronti delle organizzazioni degli autotrasportatori. “I blocchi causati dalla protesta – ha detto il presidente Roberto Alesse – sono inaccettabili” ed ha annunciato l’apertura di “un procedimento per valutare le sanzioni da irrogare a chiunque stia violando la legge e danneggiando i cittadini”. Confindustria ha chiesto al Governo di “ripristinare immediatamente la normalità dei trasporti stradali. Un fermo dei servizi non può trasformarsi in blocchi illegali, che impediscono alle imprese di poter svolgere liberamente le proprie attività e ai cittadini di circolare sulla rete stradale”.

Critiche anche altre associazioni degli autotrasportatori. E si è spaccato il fronte del movimento dei Forconi che ha fatto partire la protesta. Martino Morsello, uno dei leader, è solo. La sua linea dura per continuare a mantenere alto il livello della protesta in Sicilia non è passato. E’ prevalsa la linea di Mariano Ferro e Giuseppe Scarlata che hanno deciso di attendere l’incontro previsto mercoledì prossimo tra il governatore Lombardo e il premier Monti.

fonte www.ansa.it

Nuova settimana di tensioni sulle strade d’Italia, nuove polemiche sulla legittimità vera o presunta di operare proteste con modalità invasive e paralizzanti, che coinvolgono gli utenti delle arterie nazionali. Quanto “vecchio” c’è in tutto questo “nuovo”. Non osserviamo nulla che possa essere il germoglio di una reale marcia del popolo italiano, nella sua interezza, contro chi ha portato la nostra nazione nell’attuale crisi, e che s’è arrogato anche il diritto di scegliere in che modo “salvare” tutti noi.

Ancora una volta assistiamo invece a un movimento rappresentativo di una categoria che, per quanto numerosa e rumorosa, risulta essere circoscritta alla propria nicchia, desiderosa di porre in auge specifiche, anche comprensibili, istanze. Senza tuttavia riuscire ad assurgere quale catalizzatore di un’alleanza di tutti i settori e i ceti colpiti dal declino economico dell’Italia, malversati da una classe dirigente ormai alla mercé di potentati, esterni ed interni, d’ogni tipo e provenienza.

Nessuno sembra capace di compiere il miracolo di saper innescare un processo di caduta a domino, in cui si possa superare lo stretto perimetro della propria nicchia, ponendo magari le basi per una proposta condivisa e trasversale, capace di smuovere molto più di qualche ora di servizio giornalistico.

Quel che si può ottenere muovendosi in ordine sparso, è e sarà sempre poca cosa.

Le categorie sociali dell’Italia stanno sfilando ad una ad una sul palco della ribalta mediatica, senza un minimo di concretezza, senza un progetto che vada oltre il benaltrismo che serpeggia puntualmente tra le fila dei manifestanti, e che di fatto rende ogni lotta contro il sistema delegittimata all’origine; in quanto sembra mancare quel fattore d’importanza vitale, che è il bene comune, che potrebbe essere un propellente più efficace per rafforzare le istanze di TUTTI, e non solamente di singoli gruppi specifici a rotazione.

La nostra non è una critica, ma un modo per far comprendere che non è così che si potrà dare voce ad una vera opposizione costruttiva. Capace di smuovere le coscienze di trovare solidarietà e appoggi trasversali, condivisione d’intenti, partecipazione.

Ci stupiscono poi coloro che, con molta “ansia da prestazione”, corrono dietro ai fuochi di paglia accesi dalla sapiente (dis)informazione. Ed ecco che c’è chi si scopre taxista, chi forconaro, chi camionista, chi allevatore, ecc. finendo mani e piedi proprio nella trappola tesa dal sistema, il cui motto “divide et impera” si scorge in ogni iniziativa di dialogo, in tutti i tavoli di concertazione.

Non ci stupiremmo se la settimana prossima una nuova protesta spettacolare farà la sua apparizione, motivata da altre istanze settoriali specifiche.

Il film sarà sempre uguale, anche se gli attori saranno diversi.

Tanto un pochino di celebrità non la si nega a nessuno.

Ricordatevi però che, dopo il carosello, si deve andare sempre a fare la nanna!

Gabriele Gruppo

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Italia terra di inutili caroselli

20 gennaio 2012 – 17:13 | No Comment
Italia terra di inutili caroselli

“E adesso cosa cambia?”
Questa è la domanda che ci poniamo tutte le volte che in Italia scendono per le strade ed in piazza categorie in “rivolta”, gruppi socio/politici, movimenti d’opinione, indignati ecc.
“E adesso cosa cambia?”
Di …

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Le pecore al tempo dei forconi

19 gennaio 2012 – 22:52 | No Comment
Le pecore al tempo dei forconi

Il tam-tam sui social network è imbarazzante: dal “Movimento dei Forconi” alla Rivoluzione nazionale. Sembra levarsi un coro da stadio mentre si fa il tifo per qualcosa che non ci è dato sapere in dettaglio. …

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I tanti (troppi) colli di Roma

14 dicembre 2011 – 12:23 | No Comment
I tanti (troppi) colli di Roma

Monti contestato dalla Lega in Senato
Strepiti e urla durante la relazione sull’ultimo Consiglio europeo, Schifani costretto a sospendere la seduta poi ripresa
MILANO – Una relazione al Senato piuttosto tormentata. Tanto che la seduta alla fine …

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Destra maldestra (a esser gentili…)

8 dicembre 2011 – 16:48 | No Comment
Destra maldestra (a esser gentili…)

Crisi: Berlusconi, Italia Paese solido
Ex premier, siamo benestanti e secondi solo alla Germania
(ANSA) – ROMA, 8 DIC – ”Non ho mai avuto dubbi. Noi siamo, sommando il debito pubblico alla finanza privata, il secondo Paese …

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